Julio Cesar, ex portiere dell'Inter, ospite a Casa Sky Sport, si è immerso in una carrellata di ricordi dei suoi lunghi anni in nerazzurro. Queste alcune delle sue dichiarazioni.

Inter, le parole di Julio Cesar

Sull'inizio al Chievo Verona

"È stato un momento importante per me, perché non parlavo l’italiano. Quando sono arrivato in Italia, in Brasile ero già conosciuto, nessuno mi conosceva. Mi ricordo che sulla prima pagina della Gazzetta c’era una mia foto grandissima con scritto ‘Uno sconosciuto portiere brasiliano’ come titolo. Io non conoscevo l’italiano, sono andato da un mio amico che capiva l’italiano, e ci sono rimasto un po’ male per quello che c’era scritto perché io ero felicissimo di essere in prima pagina. È stata una mia scelta venire già a gennaio, perché non vedevo l’ora di giocare in Italia. Con Luca (Marchegiani, ndr), per quelle poche partite che abbiamo fatto insieme, dormivamo insieme, mi insegnava l’italiano e mi ricordo che mi ha insegnato la parola ‘introverso’. Sono stati dei bei momenti, io all’inizio non conoscevo molto il calcio italiano, e ho apprezzato con il tempo la carriera di Luca Marchegiani, mi rivedevo in lui anche per le caratteristiche".

Sulla parata più bella

"La parata più bella e più importante è quella su Messi in semifinale di Champions League. Anche ora quando torno in Italia tanti tifosi parlano di questa parata, proprio per il momento e per il giocatore che l’ha calciata. Essendo Messi è ancora più bella”.

Sui portieri di oggi

"Mi piace tantissimo Oblak dell’Atletico, Navas del PSG che fa tante cose anche se è sottovalutato. Buffon adesso ha la sua età, diciamo che ora è un ex portiere, ma è sicuramente un punto di riferimento per tutti i portieri nel calcio. Non posso però dimenticarmi di parlare di Handanovic, sta mettendo regolarità all’Inter da anni. È fortissimo, anche se non parlano molto all’estero di lui, perché l’Inter ha giocato poco la Champions da quando c’è lui, ma per me lui è sicuramente uno dei cinque più forti".

Sul gol più bello subito

Sicuramente quello di Totti. All’inizio non lo conoscevo molto ma mi ricordo bene che a San Siro un giorno si fermò e fece il cucchiaio. È stato un bel gol, un bel tocco, non me lo aspettavo. Cosa ho sentito in quel momento? Ero molto arrabbiato con me stesso, perché è ovvio dopo aver preso gol. Quando ho avuto l’opportunità di giocare contro la Roma altre volte, sapevo già e non giocavo sotto la traversa".

Sull'Inter che non vince da tanto tempo

“No, sinceramente non me l'aspettavo. Aveva preso una strada vincente. Tutti gli anni, mi ricordo che con i miei ex compagni abbiamo vinto qualcosa come 14 trofei, una media di 2 trofei l’anno. L’Inter ci aveva preso gusto di alzare almeno un trofeo all’anno, non mi aspettavo che potesse restare così tanto tempo senza una coppa”.

Sul giocatore più foto con cui hai giocato?

“Penso Ronaldinho. Dico lui perché abbiamo più o meno la stessa età, andavamo insieme in Nazionale giovanili e ha dimostrato tanto già lì.

Sull'Inter

Sarei rimasto per sempre, però in quel momento è successo qualcosa che io non riuscivo a capire bene ma mostro sempre rispetto alla società, per quello che ha sempre fatto per me e la mia famiglia, e ho accettato la scelta. Ho lasciato l’Inter e sono uscito dalla stessa porta dalla quale sono entrato. Abbiamo sempre un buon rapporto con chi c’era e chi c’è anche oggi, il rispetto c’è sempre. Certo, fosse dipeso da me sì, sicuramente sarei rimasto all’Inter per il resto della mia carriera”.