Jhon Lucumi, difensore centrale della Juventus, ha parlato della sua prima stagione a Torino nel corso di un'intervista concessa a Tuttosport.
Intervista a Lucumì
Bologna?
«Bologna è stata speciale. Quando sono arrivato, la società non stava attraversando un momento positivo: il mio arrivo è coinciso con una benedizione. Siamo migliorati tanto, abbiamo iniziato a vincere molte partite, a crescere come squadra, come mentalità. E questo mi ha aiutato».
Perché ha scelto di non rinnovare?
«Credevo fosse arrivato il momento di fare un nuovo passo, di salire di un gradino. Con la mia famiglia e con mia moglie, quando ne parlavamo, era evidente il desiderio di avere una nuova occasione, sperando fosse ancor più grande. Allo stesso tempo sarò sempre grato al Bologna per la chance che mi ha concesso, sebbene su questo io sia stato sempre chiaro. Quando sono arrivato ho subito detto che quello era un grande step, ma che non volevo trasformarlo nel mio ultimo passo. Sono arrivato lì per crescere e migliorare, poi per provare a fare il salto. Hanno capito».
Juventus?
«Quando sono partiti i contatti ero davvero felice. Quando ti parlano di una squadra come la Juve credo sia impossibile non emozionarsi e non immaginare a quello che potrebbe accadere in caso di definizione. Io l’ho sempre pensato. L’ho sempre avuto in mente. E quando ci siamo avvicinati sempre di più e ho visto quanto fosse concreta l’opzione, ho pensato di dover venire qui a tutti i costi. Volevo stare a Torino. Volevo vivere l’esperienza di essere un giocatore della Juventus».
Lite con Conceiçao?
«Ma no, quelle sono cose che rimangono in campo e si chiudono lì. La verità è che in nessun momento l’ho fatto con l’intenzione di litigare».
Spalletti dice che ha personalità?
«Può essere. Ma è semplicemente qualcosa che fa parte del mio modo di essere, del modo in cui gioco. Mi piace dare il massimo in ogni situazione, in ogni contesto. Io sono fatto per dare il 100%. Comunque, non ho fatto tutto quello per attirare l’attenzione o per qualcos’altro: è stata semplicemente la passione che mi muove. Sia piaciuto o meno, è solo qualcosa che nasce dentro di me».
Com’è il rapporto con il tecnico?
«Buono, come con tutti i miei compagni. È il nostro allenatore, è il leader della squadra e noi dobbiamo soltanto provare a seguire le sue indicazioni, alzare il livello generale, mettendo in campo tutto quello che proviamo in allenamento, ciò che lui vuole sviluppare durante le partite».
Il debutto?
«Quando sei alla Juventus devi essere sempre preparato. Stiamo parlando della società più grande d’Italia. Chiaramente è stato un momento speciale: era la mia prima partita, però ero concentrato, anzi non vedevo l’ora. Anche se non fossi partito dall’inizio, speravo comunque che un po’ di minuti me li avrebbe concessi. A prescindere, la squadra va sempre dava nti a tutto».
Spalletti generale?
«Sì, è un tecnico molto esigente: vuole vincere sempre, vuole giocare alla perfezione, e vuole che la sua squadra stia molto bene. Quindi sì, è così: si va “in guerra”, avendo però tutti gli strumenti per farlo. Durante la settimana lavoriamo molto forte per arrivare agli impegni nelle migliori condizioni. Lo vediamo come il leader e dobbiamo seguire tutte le sue indicazioni per essere più vicini agli obiettivi che vogliamo raggiungere».
I suoi compagni di reparto?
«Qualità totale. Abbiamo grandi giocatori e grandi persone. Questo aiuta a rendere il lavoro molto più piacevole. Se c’è concorrenza? Il livello è alto e siamo disposti a dare il massimo per la squadra affinché la Juve raggiunga i suoi obiettivi, che resta la cosa più importante. Ma sono felice di condividere il campo con loro: hanno tanta esperienza, hanno giocato per diversi anni in contesti importanti, possono insegnarmi e darmi molto. Io cerco di imparare tutto quel che posso imparare: sarà fondamentale».
E lei, invece, cosa pensa di portare?
«Intanto voglio entrare bene nel gruppo, e farlo per quel che sono. A me piace allenarmi, dare tutto, non arrendermi mai. E incoraggiare pure i compagni su questo. Credo di essere uno che fa squadra, che pensa tanto al collettivo. Posso avere determinate qualità individuali, ma alla fine ciò che fa la differenza resta sempre la squadra. Metterò personalità e caratteristiche a disposizione».
Ha parlato con Cuadrado della Juve?
«Certo, è un grande amico. Ha lasciato un segno molto importante qui e i titoli vinti lo dimostrano. Mi ha parlato solamente di cose positive e mi ha detto che dovevo venire qui. Che dovevo vivere quest’esperienza. Perché essere un giocatore della Juventus è qualcosa di estremamente importante».
A Bologna la chiamavano “muro”...
«Magari continuerà a essere “il muro”, mi piace molto: è nato a Bologna e sono contento di aver lasciato qualcosa di me in quella città, a quella piazza. Anche mia moglie e mio figlio hanno creato legami importanti: saremo per sempre grati».