Mario Giuffredi, agente tra gli altri di Pio e Sebastiano Esposito, ha parlato del loro momento in Nazionale nel corso di un'intervista concessa a Tuttosport.

 

Intervista all'agente dei fratelli Esposito



L’esultanza di Pio e Sebastiano Esposito a Bursa?
«Sono davvero orgoglioso del lavoro e del percorso fatto con Pio e Sebastiano in questi anni. Siamo partiti da lontano, ma il mio sogno era quello di vederli giocare insieme un giorno in Nazionale. Adesso che questo traguardo è stato raggiunto bisogna subito porsi altri obiettivi da centrare».


  
Turchia-Italia?
«È stata un’emozione davvero forte. Ancor più intensa nel vedere per la prima volta Sebastiano Esposito giocare con la maglia azzurra. Il calcio è stupendo e incedibile nel modo in cui riesca a sorprenderti: soltanto 40 giorni fa Seba si allenava da solo a casa sua a Brescia...». 
 
Mercato estivo si Seba?
«Ho fatto una guerra sportiva per difenderlo e tutelarlo. Alla fine tutto è andato per il meglio. Faccio un plauso al Sassuolo e al direttore Palmieri che hanno puntato con decisione su Sebastiano, quando hanno intuito la possibilità di prenderlo a condizioni vantaggiose dal Cagliari». 
 
Sebastiano credeva alla maglia azzurra? 
«La speranza c’era, però aveva giocato solamente due gare col Sassuolo seppur con un gol importante contro la Juventus. Sapevamo della stima di Mancini, ma temevamo che l’aver giocato poco potesse precludergli la chiamata».  
 
Rinnovo Pio?
«È stata una trattativa lunga, ma c’è sempre stato un clima cordiale con l’Inter. L’accordo non è mai stato in discussione; perché la volontà di tutti era quella di andare avanti insieme. E così è stato».  


Quali sono stati i momenti più difficili nell’ascesa dei fratelli Esposito? 
«Siamo partiti da molto lontano con entrambi. Pio quando l’ho preso in procura si stava affacciando in Primavera: è un predestinato e i numeri non mentono, visto che ha già segnato 6 gol in 11 partite con l’Italia. Sebastiano, invece, era in Belgio fuori rosa all’Anderlecht, quando abbiamo iniziato a lavorare insieme. In quel mercato di gennaio lo proponevo in Serie B e nessuno lo voleva. Solo Ciro Polito ci ha creduto, portandolo al Bari».  
 
 
Cos’hanno di speciale i fratelli Esposito? 
«Al di là delle qualità calcistiche che sono note a tutti, mi piace sottolineare i valori e l’educazione che li contraddistingue. Hanno la testa sulle spalle. Merito degli insegnamenti dati dai genitori».  


 Francia? 
«No, adesso viene il difficile. Tutti pensano che sia tutto facile, ma non è così. Io cerco sempre di predisporre i miei giocatori a dimenticare il passato, che non conta più e viene dimenticato in fretta. Dico loro di pensare sempre alla prossima partita, che è sempre la più difficile. Bisogna stare coi piedi per terra e affrontare ogni cosa con equilibrio: senza esaltarsi dinanzi ai complimenti, così come non bisogna abbattersi di fronte alle critiche».  
 
Ora manca Salvatore, il terzo? 
«Sarebbe bellissimo. Intanto mi aspetto tanto da lui: non ha niente da invidiare a molti giocatori che militano in A. Ha tutte le qualità per giocare nella massima serie e una personalità rara da trovare in tanti calciatori. Spero di vederlo presto in Serie A contro i suoi fratelli. Può ripercorrere la parabola di Valdifiori, anche se nel nostro calcio c’è miopia nei confronti dei giocatori italiani che giocano nelle categorie inferiori. Basta vedere cosa è accaduto un anno e mezzo fa, quando aveva trascinato lo Spezia a un passo dalla promozione in A».