Il pallone non ne voleva proprio sapere di entrare. Ma lui, Vedat Muriqi, non ha mai smesso di crederci. Sapeva di avere dentro di sé del talento. Doveva solo trovare il modo per portarlo allo scoperto. E per riuscirci ha sempre conosciuto un solo metodo, quello che gli ripeteva di continuo suo zio quando era bambino: «Lavora e basta, perché Dio non può sudare per te». Non poteva pensarci Allah a segnare i gol (Muriqi è musulmano praticante), doveva farlo lui. Solo in questo modo avrebbe potuto realizzare il suo sogno. 

Lazio, l'identikit di Muriqi

Così il giovane Vedat lavora duro su sé stesso, non si dà mai per vinto. Nemmeno quando in Albania - dove viaggiava a una media di 3 gol a stagione - ironizzano sulla sua scarsa vena realizzativa: «Ero all'inizio della mia carriera - ha raccontato tempo fa in un'intervista - ai tempi del Besa e del Teuta. Le critiche erano legittime e mi hanno aiutato a capire ancora di più che per giocare a calcio servissero molti sacrifici». In Turchia, però, nel Giresunspor sono convinti che quell'attaccante di quasi due metri abbia del potenziale e provano la scommessa. I numeri danno loro ragione, perché nella stagione 2015-16 Muriqi segna 17 gol nel campionato turco di seconda divisione. Un exploit che spinge addirittura l'ex ct Terim a inviare degli osservatori. I rapporti sono più che positivi, c'è chi lo paragona a "un giovane Hakan Sukur". L'idea è farlo entrare nell'Under 21 turca sfruttando le origini, indiscrezioni che cominciano a farlo rivalutare pure in Albania. Ma tra i due litiganti è il terzo incomodo a godere. La nascita della nazionale del Kosovo lo porta nel 2016 a sposare la causa del suo Paese, di cui è attualmente il miglior marcatore della storia (seppur brevissima), con 8 gol realizzati in 23 presenze. 

Muriqi, quanti gol in Nazionale

La vera consacrazione, comunque, il "pirata" (come l'ha soprannominato la Lazio dandogli il benvenuto nella Capitale) l'ha trovata negli ultimi due anni, replicando per la prima volta con continuità quella media realizzativa anche nella massima divisione turca. Prima con il Genclerbirligi, poi con il Fenerbahce, dove ha realizzato il sogno di giocare nella squadra per la quale tifava da bambino: a Istanbul si è vista una versione di Muriqi ben diversa rispetto a quella di qualche anno prima. Ben 17 gol in 36 partite, sempre seguendo il consiglio dello zio: «Ogni giorno ho lavorato e sudato per continuare a migliorare. Ad esempio dovrei segnare di più di testa. In generale vorrei la calma di Ibrahimovic, la conclusione di Lewandowski e il cinismo di Cavani». Mica male come modelli, soprattutto per uno per il quale sembrava che il pallone non ne volesse proprio sapere di entrare. Ma erano altri tempi.

Muriqi abbraccia la Lazio (Getty Images)
Muriqi abbraccia la Lazio (Getty Images)