L’urna della fase finale di Europa League al Napoli ha riservato i tedeschi del Lipsia. Il RasenBallsport Leipzig, meglio noto come RB Leipzig, in italiano traslitterato col nome di RB Lipsia (impropriamente la squadra viene denominata pure col nome di Red Bull Leipzig) ha sede nella città di Lipsia, in Sassonia. Il muro di Berlino era ancora in piedi quando i partenopei affrontarono una squadra dell’ex Germania orientale, proprio ai sedicesimi di Coppa Uefa e proprio a Lipsia, allora con la Lokomotive, squadra di uno dei club più rappresentativi della DDR e oggi impegnata in categorie minori del calcio nazionale tedesco.

La doppia sfida con quel Lipsia (da non confondere con il RasenBallsport) rievoca per i napoletani dolci ricordi, perché quel turno fece parte del cammino che condusse il Ciuccio alla conquista del primo prestigioso trofeo continentale. Mattatore di quel sedicesimo fu Giovanni Francini, autore del goal del pareggio all’andata e del goal del vantaggio nella gara del San Paolo vinta per 2-0

I sassoni del RasenBallsport, invece, a differenza della Lokomotive, presentano una storia giovane e sorprendente, carica del significato ultramoderno del calcio. Quello della spinta finanziaria. L’anno di fondazione è il 2009, grazie all’intervento della celebre multinazionale Red Bull, già fondatrice di altri club calcistici e sportivi in altri paesi del mondo. Il RasenBallsport è riuscito a scalare rapidamente le classifiche del calcio tedesco, diventando, ad oggi, la seconda forza della Bundesliga. Classificatasi seconda nello scorso campionato, la squadra allenata dall’austriaco Ralph Hasenhüttl sta confermando anche in questa stagione il suo potenziale, ancora molto distante dalla grandezza del Bayern Monaco, ma capace di reggere il confronto con club molto più attrezzati tecnicamente e con tradizioni di gran lunga superiori alla “non-storia” del Lipsia post dissoluzione socialista.

La qualificazione in Champions League della scorsa stagione ha creato non pochi imbarazzi alla UEFA. Essendosi qualificato anche il Red Bull Salisburgo, club austriaco di proprietà della Red Bull, la compresenza di due squadre appartenenti alla stessa proprietà ha creato difficoltà di iscrizione ai tedeschi, a rischio esclusione se la UEFA non fosse intervenuta, attraverso un’indagine preliminare, a verificare la sufficiente autonomia tra i due club. 

Sulla carta, dal punto di vista tecnico, si tratta di un avversario molto difficile per i ragazzi di Sarri. Non deve ingannare l’assenza di tradizione dei tedeschi, ampiamente compensata da un andamento in campionato di alta classifica e da un girone di Champions disputato più che dignitosamente. I sassoni hanno infatti chiuso il loro raggruppamento a 7 punti, con due vittorie e un pareggio, giocandosi la qualificazione agli ottavi fino alla fine. L’impatto con l’Europa è stato quindi ben assorbito da un Lipsia che anche in Europa League può sentirsi in condizione di poter mettere in difficoltà chiunque.

La squadra di Hasenhüttl in Germania non gode di grande simpatia. Ai tradizionalisti tedeschi non è andata giù l’idea di accettare un club nato per fini commerciali e che, solo per merito di investimenti massicci, ha potuto subito godere di ribalte importanti. Dal punto di vista tattico il Lipsia gioca un calcio molto pragmatico. Pressing alto, raddoppi di marcatura e disposizione in ampiezza in fase di origine dell’azione offensiva. La fase difensiva prevede un 4-3-3 molto corto e compatto, in cui la pressione sugli avversari avviene sin dal movimento delle punte. La linea mediana tende spesso ad arretrare verso quella della difesa, consentendo ai fluidificanti di staccarsi per creare le superiorità numerica a vantaggio dei suggerimenti ad attaccanti che si predispongono a ricevere palloni in verticalizzazioni veloci e improvvise. La tecnica di Timo Werner, giovane talento emergente della nazionale tedesca, e il supporto del danese Yussuf Poulsen costituiscono i punti di riferimento del reparto d’attacco. 

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Il Lipsia fonda il suo gioco anche sulla fisicità. Il suo calcio non è spettacolare, ma molto efficace. Il tipo di marcatura, per esempio, potrebbe mettere in difficoltà il gioco del Napoli, soprattutto se i tedeschi dovessero riuscire ad aggredire la fase iniziale della manovra partenopea, abituata a passare per il fraseggio tra il centrocampista centrale e la linea arretrata. Anche i movimenti dei singoli calciatori denotano un dinamismo funzionale e performante dei tedeschi. Al pressing alto, infatti, partecipano anche i centrocampisti, uno dei quali si aggiunge alla linea di aggressione degli attaccanti, mentre gli altri mediani si staccano facendo da pendolo per chiudere le linee di corsa ai portatori di palla. Anche le cosiddette transizioni difensive, ovvero le fasi difensive immediatamente successive all’interruzione del possesso palla, non rinunciano a tenere la squadra corta e on movimento costante attraverso tutti i suoi uomini in campo.

L’azione offensiva, invece, si caratterizza di un altro aspetto. La palla viene mossa dal fraseggio tra i centrali e da veloci cambi di gioco a tagliare il campo e chiamando in causa gli esterni offensivi bravi a scaricare sull’inserimento dei compagni. Spesso il centrocampo è chiamato più a fungere da filtro nelle due transizioni che a costruire il gioco. Un sistema che, se funzionante, non presta facilmente il fianco al tipo di gioco espresso dal Napoli. Per gli uomini di Sarri sarà molto importante poter contare su una buona condizione atletica. Il turno è lontano, ma quando arriverà dovrà essere affrontato e gestito in un momento delicato dell’intera stagione. Il ritorno in Sassonia difficilmente avrà il sapore della formalità.