Secondo i più autorevoli esperti (Wikipedia): “il karma indica, presso le religioni e le filosofie religiose indiane, o originarie dell'India, il generico agire volto a un fine, inteso come attivazione del principio di "causa-effetto", quella legge secondo la quale questo agire coinvolge gli esseri senzienti nella fruizione delle conseguenze morali che ne derivano, vincolandoli così al sa?s?ra, il ciclo delle rinascite”. Nella pratica comune di noi profani illetterati, consiste nel non fare del male se non vuoi che ti ritorni (in genere in ordine esponenziale), e allo stesso modo l’inverso. Una sorta di giustizia universale.

E io, da bravo italiano medio, mi affido al sempreverde: “non ci credo… però non si sa mai”.

Fatto sta che quest’anno, l’Aston Pirla, della quale sono l’orgoglioso presidente, a 4 giornate della fine si trovava a + 7 sul secondo posto, pronta a disputare lo scontro diretto che, in caso di vittoria, avrebbe assegnato il titolo con 3 giornate di anticipo, per di più sul campo del nostro diretto avversario. Sarebbe stato epico, soprattutto dopo un secondo e un terzo posto negli ultimi 2 anni.

Ma qualcuno aveva deciso che non doveva andare così. La partita era anche piuttosto equilibrata, 2 goal e 2 assist entrambi, se non fosse per un solo particolare. Che risponde al nome di Domenico Berardi da Sassuolo. Il quale, al termine di una partitaccia indecente condita dall’immancabile giallo per proteste, si fa parare da Viviano il rigore che, a conti fatti, avrebbe significato vittoria del campionato. E invece 5 in pagella, giallo e rigore sbagliato. 1,5 punti, partita persa e il secondo classificato si avvicina a -4. Vabbè, andrà meglio la prossima.

Neanche per idea. D'altronde una delle principali leggi che regola l’universo (ovvero la legge di Murphy) recita: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. E quindi la partita successiva, è il turno di Candreva che, sempre contro (il maledetto) Viviano, si fa parare un rigore. Grazie a ciò il mio punteggio si attesta a 65.5 (una cifra che tutti i fantallenatori conoscono molto bene), il mio avversario di giornata fa 65 e il secondo classificato, ovviamente, vince. E arriva a -2. Dopo aver maledetto la stirpe di Candreva per le prossime 16 generazioni, inizio a calcolare l’altezza del terrazzo del mio palazzo per quando avverrà il sorpasso, che ormai sembra solo questione di tempo.

La partita successiva, penultima del nostro campionato, dopo aver constatato di non avere rigoristi contro Viviano, mi sento fiducioso. Manco per niente. Perché peggio dei tuoi giocatori che sbagliano un rigore, c’è un Antonelli qualunque che, invece di rimanere confinato in panchina facendo giocare il mio avversario di giornata con un uomo in meno, subentra per esibirsi in goal in rovesciata. Luca Antonelli, si, proprio lui. Poi si è infortunato, ma con tutto quello che gli ho tirato mi sembra il minimo, anzi strano sia ancora tra di noi su questa terra. Ovviamente perdo. Mentre conto i passi che mi separano dal cornicione, dagli altri campi mi avvertono che un super Higuain ha asfaltato il mio avversario per il secondo posto, lasciandolo a -2 a una giornata dalla fine. Vabbè, rimandiamo l’inevitabile.

Ultima giornata del nostro campionato. Schiero la formazione tipo al netto degli infermi che mi porto dietro, nessun esperimento. Se devo perdere, almeno lo faccio con i titolari. E qui subentra il karma. Che si palesa nelle mani di Federico Marchetti (riserva dell’infortunato Perin), il quale decide arbitrariamente che io avevo già sofferto abbastanza, che non mi meritavo quel finale di stagione e soprattutto che, probabilmente, Mbakogu la doveva pagare per qualcosa che aveva fatto in un’altra vita. E un rigore parato non era abbastanza, ne servivano due per essere pari. Proprio come quelli sbagliati da Berardi e Candreva.

Alla fine l’Aston Pirla ha vinto il suo primo titolo, estremamente voluto e altrettanto sofferto, e per questo ancor più dolce. Un consiglio a tutti: occhio al karma!

Roberto - La mia Lega Fantagazzetta

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