Leonardo Spinazzola si racconta. Protagonista a Euro 2020 fino al momento del brutto infortunio, l'esterno sinistro dell'Italia e della Roma ha parlato di come ha vissuto quei momenti e il torneo in generale nell'intervista concessa a "Il Messaggero".

Sull'infortunio

"Ho capito subito la gravità dell'infortunio. Me ne sono subito reso conto. Ho pianto perché ero sicuro di dovermi arrendere sul più bello. Più del dolore mi ha fatto male sentirmi fuori dalla competizione. Ho continuato a piangere negli spogliatoi. E quando sono rientrati anche i compagni, hanno pianto con me invece che festeggiare la vittoria. Poi ho detto basta e ho sorriso. Del resto con l'allegria, dal primo giorno del ritiro, siamo arrivati al successo finale. Il nostro segreto per vincere il trofeo. È andata proprio così".

Sulla vittoria a Euro 2020

"Sapevo che saremmo arrivati in fondo. Ora voglio solo riposare. Come sto? Distrutto, ma la gamba non c'entra. Sono state ore pesantissime. Emozione, ma anche tanta fatica. Sempre con le stampelle, non so di quanti giorni ho bisogno per riprendermi. Non esco di casa, penso solo a riposarmi. Ma quel viaggio a Londra ed i festeggiamenti al Quirinale non potevo di certo perdermeli".

Sulla finale

"La promessa di tornare con i compagni in finale? Una sicurezza che avevo sin da Coverciano. So come abbiamo lavorato, in ritiro e anche prima. La nostra Nazionale ha giocato meglio delle altre dall'inizio del torneo, confermando le vittorie e soprattutto le prestazioni delle qualificazioni. Un successo meritato dunque, lo hanno riconosciuto pure gli avversari".

Su Mancini

"Mancini è quello che avete visto in foto insieme a me e in tante altre. Si è comportato così anche con chi ha dovuto lasciare Coverciano, uscendo dalla lista dei ventisei convocati. Lo stesso affetto lo ha dimostrato a loro, rendendoli comunque partecipi".

Spinazzola (Getty)
Spinazzola (Getty)