Daniele De Rossi, tecnico del Genoa. ha parlato nel corso di un'intervista concessa a Cronache di Sporgliatoio.
Intervista a De Rossi
Centrocampista? «Non mi sono mai sforzato nel prendermi una responsabilità. Capello di me disse: “Giocherebbe così contro una piccola squadra come in finale di Coppa del Mondo”. Infatti, a Berlino sentivo la pressione ma non fu un atto di coraggio calciare il rigore. Non mi sarei mai perdonato, neppure dopo vent’anni, il fatto di tirarmi indietro» spiega il tecnico del Genoa, intervistato da “Cronache di Spogliatoio”.
Club e Nazionale? «La Nazionale è dispersiva, non crea comunione. Un ct deve essere fortunato nel trovare un grande gruppo. Allenare tutti i giorni, come in un club, è più facile costruire dei legami, così come è più facile creare delle antipatie o frizioni. Al contrario, la convocazione: già essere nei 23 di un Europeo è un premio, diverso essere tra i convocati di una partita e non giocare».
Allenatori vecchi e nuovi? «Sono contento di sfidare Abate e Aquilani in Serie A. Alberto era più forte di me, infatti ha giocato in squadre superiori alla mia, come Juventus, Liverpool e Milan. Noi allenatori giovani, ma con un trascorso di vent’anni giocati in Serie A, abbiamo avuto qualche vantaggio, come i corsi a Coverciano. Quindi, se ogni tanto al posto nostro prendono un allenatore di 60 anni, dobbiamo stare zitti».
Tanti giovani in campo? «Faccio giocare i giovani, a volta più di quanto meritino, perché voglio capire se devo chiedere al presidente Sucu di sborsare dei soldi oppure puntare su di loro. Alla Roma feci così con Pisilli». Andò bene, ora è uno dei calciatori fondamentali di Gasperini che al Genoa ha fatto la storia: «Quando siamo arrivati abbiamo dovuto subito capire la condizione tecnica e mentale dello spogliatoio per diventare una squadra sanguigna. Al Ferraris non possiamo difendere e basta, 32-33mila persone sono il nostro uomo in più: la tifoseria chiede coraggio e un po’ di spavalderia. Così è nato un feeling forte, ogni giorno che passa mi sento sempre più a casa. Finché starò al Genoa, non ho bisogno di nient’altro».In verità, il mister ha chiesto qualcosa di nuovo: gli occhiali intelligenti, detti anche AI Glasses, con la telecamera incorporata. «Appena li ho visti su Instagram, mi hanno incuriosito. Li useremo in allenamento, così i calciatori possono rivedere la loro postura del corpo, oppure una pressione di un avversario. Li proveremo a Genova perché non volevo fare il fenomeno i primi giorni a Moena. Il ritiro con i tifosi fa parte del nostro mondo, ma a me non è mai piaciuto perché c’è quello negativo, quello polemico, quello più “caciarone”. Devi sempre cercare di contenerti, non sei libero di esprimerti».
Rapporto con Sabatini? «Sabatini mi chiama all’una di notte per segnalarmi un calciatore. A volte chiude la telefonata con “Sei grasso, dimagrisci”. Con il peso ho sempre combattuto, anche da calciatore, perché mi piace mangiare. Quando io e il mio staff, che per me sono come cinque fratelli, finiamo di lavorare a Pegli, la sera ci vediamo a Boccadasse per mangiare da Stramburger o Le Cicale. Ci hanno sfamato, e se vede…».