Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il patron del Milan Gerry Cardinale ha fatto il punto sul momento dei rossoneri, dal rischio di non qualificarsi alla prossima Champions League alla contestazione dei tifosi.

Milan, le parole di Cardinale

"Max e la squadra hanno fatto un ottimo lavoro per quasi tutto il campionato. Siamo stati in testa alla classifica, in corsa per lo scudetto fino alla partita contro la Lazio. E poi nelle ultime cinque partite, stiamo rischiando di gettare al vento la stagione. Sono nel mondo dello sport da tre decenni, so che queste cose succedono, ma questo non ti fa sentire meglio. Ora siamo concentrati nel vincere le ultime due partite. Ma, devo dire, agiamo dentro un contesto non facile: tante polemiche e tante falsità. Francamente sono un po’ deluso.

Se guarda alla mia vita e alla mia carriera, io ho sempre vinto. E quindi, questa idea che io farei una cosa senza l’obiettivo di essere i numeri uno e di vincere con continuità (e sottolineo con continuità, concetto che sfugge sempre) è ridicola. Ma appunto devono essere i risultati a parlare e quando le prestazioni non raggiungono il loro potenziale come adesso, sono decisamente agitato. Io non alleno, non segno gol, non difendo, ma posso fare la mia parte: la mia parte è fornire le risorse finanziarie perché possiamo continuare a schierare una squadra vincente, non solo in Serie A, ma, si spera, anche in Europa. Questo è il mio lavoro, e sono piuttosto bravo a farlo”. 

I risultati

“Non sono contento, ovvio. Max non è contento, i giocatori non sono contenti. Vincere resta la priorità e vi posso assicurare che tutti vogliono vincere. Non aver vinto lo scudetto è una delusione, se non entriamo nelle prime quattro è un fallimento. Abbiamo avuti molti infortuni, adesso per esempio Luka è fuori: è lo sport. Non si può sempre vincere, anche se il Milan dovrebbe, quando non lo fa è un fallimento. Però mi faccia aggiungere una cosa.

Provengo da una cultura in cui, quando qualcuno inciampa, lo aiutiamo a rialzarsi, non cerchiamo di cancellarlo. Ora la squadra sta inciampando, perciò vorrei dire a tutti coloro che hanno a cuore la squadra di sostenerla e non demoralizzarla. Ci sono due partite da vincere, restiamo concentrati”. 

La contestazione dei tifosi

“Non biasimo i tifosi per essere arrabbiati, sono arrabbiato anch’io. Sono appassionati quanto me. Ma proviamo a sostenere i nostri ragazzi, invece di buttarli giù. Io provo un senso di responsabilità enorme, quando non siamo all’altezza e vedo la reazione dei tifosi la prendo molto sul personale, sono sconvolto. Mi entra sottopelle e sento un enorme obbligo di sistemare le cose con un’urgenza che nessuno dovrebbe mettere in discussione. Mi sveglio ogni mattina con il desiderio di vincere e con un profondo senso di delusione e frustrazione quando non ci riusciamo.

Da quando possiedo il Milan abbiamo ottenuto risultati finanziari superiori alle aspettative, abbiamo registrato un flusso di cassa positivo per la prima volta nella storia. Perché è importante? Perché non sto prendendo quei soldi per metterli in tasca, li reinvesto. Ma la narrazione per cui disciplina finanziaria significhi non voler vincere non ha alcun senso. Nelle ultime tre stagioni, abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra della Serie A sul mercato. Ora, magari non abbiamo speso al meglio. Mi do un voto più alto per i soldi che ho messo che per come li abbiamo spesi. Dobbiamo fare un lavoro migliore in modo che ci sia una correlazione diretta tra la spesa e le vittorie. Non ci siamo ancora riusciti. Non abbiamo fatto un buon lavoro e lo sistemeremo. Dobbiamo esaminare la struttura e la parte calcistica e collaborare con lo staff tecnico e il direttore sportivo per capire come possiamo lavorare meglio insieme.

L’obiettivo è migliorare l’organizzazione e portarla a un livello di eccellenza mondiale. L’obiettivo qui è vincere il più possibile ogni anno, ma anche assicurarci che, mentre lo facciamo, stiamo gettando le basi per vincere costantemente. Potremmo spendere una fortuna, ingaggiando giocatori affermati e puntando a vincere nell’immediato. Ma poi? Bisogna fare entrambe le cose. Quest’estate esamineremo l’organizzazione e vedremo cosa possiamo fare per colmare le lacune, perché non siamo stati all’altezza. Non si tratta solo di sostituire le persone, ma di esaminare la struttura organizzativa e assicurarci di avere tutto, dallo staff tecnico alla selezione dei giocatori al direttore sportivo alle academy: si tratta di un ecosistema olistico che deve essere migliorato. Quando ho preso in mano la squadra, non c’era. Lo sport, come molti settori, riguarda le persone. Bisogna avere le persone migliori, bisogna attrarre le persone migliori in tutte le aree. Non ci siamo ancora”.