Capitano ed uno dei punti fermi dell'Atalanta, Marten De Roon è diventato col tempo il leader di una squadra che vede in lui l'anima di quello che la Dea vuole portare sul campo ma anche fuori. Anche in questa stagione De Roon è stato in maniera significativa uno dei giocatori che ha trascinato l'Atalanta anche nei momenti di difficoltà, dal campionato alla Champions League. 

Atalanta, le parole di De Roon

Proprio Marten De Roon ha parlato in un'intervista ai microfoni della CBS, soffermandosi anche su quello che sarà il suo futuro. 

Sul record di presenze

"L’altro giorno ho visto Gianpaolo Bellini, detentore attuale del record di presenze, e stavo scherzando con lui. Gli ho detto: “Quando ti vedo non voglio prenderti il record, perché sei una leggenda di Bergamo. Hai giocato qui tutta la tua vita. Sei una bandiera. E lui mi ha detto: “Sì, ma se qualcuno deve togliermelo, spero che sia tu”. Questo mi rende incredibilmente orgoglioso perché dice qualcosa su quanto tempo sono qui, sul legame che ho con la squadra, con la città, con tutta la provincia".

Sull'essere una bandiera 

"Prima era un po’ più naturale. Totti è un'icona che ovunque vada indossa la Roma. In ogni parte del mondo. Io adesso cerco di indossare l’Atalanta ovunque vada. Quindi se vado in Olanda, se vado all’estero, cerco almeno di portare anche un po di Atalanta con me. E’ bello vedere che un piccolo club diventa grande in tanti modi, perché vieni riconosciuto: “Ah, quello è il giocatore dell’Atalanta”. Penso che dieci anni fa nessuno lo avrebbe immaginato. Quando sono arrivato qui giocavamo per restare in Serie A. Ricordo che era una gioia incredibile quando a due o tre partite dalla fine sapevamo che ci saremmo salvati, era un enorme sollievo, festeggiavano tutti. Ora siamo dall’altra parte. Piano piano stiamo diventando parte dei grandi nomi italiani che stanno sempre in Champions League".

Sul futuro dopo il calcio 

"Sicuramente resteremo qui a Bergamo. I miei figli sono nati qui, abbiamo una casa, e non sentiamo di voler tornare in Olanda. Con l’età inizi a pensare a cosa farai dopo. Sto leggendo libri sul coaching, ho parlato con Gasperini e anche con Palladino. Palladino mi ha detto subito: è un lavoro 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Se vuoi più tempo con la famiglia, forse non è la scelta migliore. Vedremo tra due o tre anni quando smetterò di giocare".

Sull'allenare l'Atalanta

"Magari. Dovrei sviluppare ancora alcune competenze, ma è un’idea che mi è già passata per la testa: amo il calcio e mi piace lavorare con i numeri, quindi potrebbe essere una combinazione perfetta".