Da pochi giorni nuovo giocatore del Trabzonspor, Ruslan Malinovskyi si è raccontato in una intervista a La Gazzetta dello Sport, ricordando alcuni momenti della sua carriera e anche gli infortuni che lo hanno frenato.
Le parole di Malinovskyi sull'addio al Genoa
"Sul piano delle emozioni, tutta la settimana dell'ultima di campionato è stata difficile: mi sono arrivati tanti messaggi, tutti sapevano che Genoa-Milan sarebbe stata la mia ultima partita al Ferraris. Da sportivo ero un po' arrabbiato per la sconfitta anche se non contava nulla. Ringrazio tutto il popolo genoano e le persone che mi hanno scritto anche da Bergamo".
Il rapporto con l'Italia
"Dopo l'Ucraina, sì. Ho passato un po' di tempo tra Belgio e Francia, ma 6 anni e mezzo meravigliosi non si cancellano. Vedremo dove vivrò a fine carriera, però sì, questa è casa: i miei figli sono nati in Italia e mia moglie sta bene qui. Inizialmente non mi seguirà in Turchia. Ne parleremo solo dopo un po', mia figlia va a scuola e sta bene qui, ha tanti amici. Ma io voglio giocare ancora. Il mio obiettivo sono i prossimi Europei e magari di nuovo la Champions: ho fatto una ventina di partite, è una roba diversa.
Prima giocavo in C con la terza squadra dello Shakhtar, poi andai proprio al Sevastopol: una città che viveva di calcio, ma in una zona occupata dalla Russia. Bisognava scappare da lì. I miei genitori, mio fratello, più in generale la mia famiglia e molti amici sono tutti rimasti in Ucraina ancora oggi. La situazione è sempre la stessa: droni, missili balistici, sirene che suonano quando qualcosa passa sui cieli della città… Possiamo passare a un tema più soft?".
L'infortunio di Venezia
"Panico. Nessun dolore, solo panico. Ho sentito il rumore di un grissino che si spezza: crac. Poi ho guardato e lì ho capito che sarei rimasto fuori un bel po'. Non potevo più controllare le emozioni.
Devo ringraziare due dottori: Federico Santolini, un vero genoano sempre presente in gradinata Nord, che dopo la trasferta corse a mezzanotte per operarmi. E suo figlio Emmanuele, che ha seguito il mio recupero a casa passo dopo passo trasmettendomi positività. Mi dissero che per loro sarei tornato davvero solo nel momento in cui avessi segnato sotto la Nord: ho mantenuto la promessa".