Zlatan Ibrahimovic fa sempre notizia quando parla. Nell'intervista di Massimo Ambrosini su Sky Sport il bomber svedese ha parlato a 360 gradi della sua avventura rossonera attuale e delle sue esperienze del passato.

Milan, una casa

Zlatan a Milano si sente a casa, e per questo lì è tornato volentieri:

“L’effetto che mi dà è che mi sento a casa. Quando sono qui faccio tutte le cose che bisogna fare, non sono in fretta di tornare a casa perché lo sono già. La prima volta a Barcellona c'era Galliani carico, era venuto a casa mia a Barcellona, si è tolto la giacca e ha detto "non mi muovo da qui finché non vieni con me", Helena si chiedeva chi fosse. Questa sfida mi piace, dicevano che la squadra non poteva vincere. Si lavora in silenzio e si dimostra in campo, con le prestazioni. Adesso è un’altra situazione. Faccio il contrario di ciò che dicono. In allenamento vinco il 99% delle partitelle. Lo abbasso un po’, facciamo il 95. Ora mi alleno tanto, più vai avanti e meno forte sei. Sono molto meglio, lo dico anche io”.

Zlatan prima e adesso

E' un Ibra diverso quello che sta vivendo una nuova giovinezza a Milano:

“Se dieci anni fa non mi arrivavano le palle giuste non andava bene, ora è un’altra squadra. Ho esperienza ma anche un altro bilanciamento. Prima trattavo tutti in maniera uguale, ora invece modifico. Quando sei più giovane sei rock and roll. Ora capisco di più le situazioni del momento. Se metto pressione? Sì, ancora di più. Se accetto un passaggio sbagliato? No. Se chiedo tanto? Sì. Se non ti alleni bene, ti dico qualcosa? Sì. La mia filosofia è questa. Qui l'hanno preso bene, mi dicono fai vedere squadra e noi ti seguiamo. La prima volta ero molto contento di venire al Milan, a Barcellona era un momento così così. Lì parlava uno e diceva una cosa, dall’altro era differente. Sono stato io uomo a decidere di andare via, risolvendo il problema".

Pioli e il nuovo Milan

Merito anche dell'allenatore in questa rinascita della squadra rossonera:

“Abbiamo un mister che ci chiede un certo tipo di gioco. C’è un bell’equilibrio, Pioli mi mette in campo e ha trovato un modo per fare uscire le qualità al massimo. Ha trovato il miglior modo per aiutare la squadra. È normale che devo giocare sempre, alle volte dico di volere riposare, lui mi dice di no. Mi piace questa situazione. La squadra ha tanta fame, voglia. Secondo me non ci sono sogni o obiettivi, andiamo una partita per volta. Io ho il mio obiettivo, ma la squadra come collettivo fare meglio possibile. Ma non c’è un’asticella. Non devi essere soddisfatto. L’ultima partita non è importante per la prossima. Non siamo come Inter o Juventus, non abbiamo tanti giocatori disponibili. Qualcuno non è pronto per giocare tutte le gare, altre che mancano in qualcosa. Non mi piace un gruppo dove mi dicono sempre di sì. Sembra che sia il boss, il presidente, ma la situazione non è così. Sono me stesso, poi si discute, altrimenti non va bene avere sempre persone che dicono sempre di sì, senza esprimersi. Non dico che vado a baciare tutti, metto tanta pressione, quando siamo a questo livello non accetto un pallone sbagliato. Quando giochi nel Milan si chiede tanto, devi vincere, altrimenti ne portano un altro. Quando fai le cose per bene, è normale. Se non lo fai bene non devi essere qui, se sbagli è normale. A questi livelli o mangi o ti mangiano; io ho deciso di mangiare”.

Futuro di un quasi 40enne

Ibrahimovic sta volando e ragiona sul futuro, tra le fatiche di stare a Milano senza famiglia vicino e un'età che non è più verdissima:

“Quando smetto? Vediamo, ho due figli. Non penso che farò l'allenatore, è una cosa stressante, soprattutto quando sei stato un calciatore e poi sei al fianco del campo a dare comandi ad altri di fare cose che non riescono, mentre tu lo hai fatto sempre. Non dico no, non dico sì. Finché posso continuare a stare bene, gioco, come Totti. Non è che manca qualità, se uno è in condizione, di ritmo, di fisico, ce la fai. Ero andato in America perché dopo l’infortunio con lo United non sapevo se riuscivo a essere ancora in grado di fare le cose di prima. L’ho detto a Mourinho, non convocarmi, non è più come prima. Dopo due anni mi sentivo vivo, mi sono detto torno in Europa. Per quello ho firmato sei mesi, per capire se riuscivo a starci. Futuro al Milan? Pioli mi chiede cosa voglio fare. Io ho detto basta. Poi c’è la famiglia, vive in Svezia, io sto qui da solo. Per sei mesi va bene, se faccio un altro anno come questi sei mesi no. Ho detto a Pioli: ok, ti rispetto, va bene. Non mi serve il contratto. Mi serve il rispetto e i valori nelle situazioni. Non volevo avere rimpianti, ho chiamato Mino e ho detto di chiudere tutto".

Zlatan Ibrahimovic in gol all'ormai ex San Paolo (Getty)
Zlatan Ibrahimovic in gol all'ormai ex San Paolo (Getty)