In una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport, Cristian Chivu ha fatto il punto sul momento dell'Inter dopo la vittoria di scudetto e Coppa Italia.
Inter, le parole di Chivu
"Questa è la realtà del calcio, io l’ho accettata da tempo: ho capito perché ai giocatori si fanno cinque anni di contratto e agli allenatori solo due... L’allenatore è quello che paga per primo in tutto. Che sia giusto o meno, le cose vanno così.
Qualche pensiero mi era venuto, soprattutto dopo le sconfitte con Udinese e Juve... Lì per un attimo ho pensato che potesse saltare il banco, ma poi ho visto che la società non aveva la stessa mia percezione. Anzi, mi ha subito sostenuto. Io ho sentito solo sostegno e vicinanza".
I momenti chiave della stagione
"Io non ho mai avuto tempo di guardare indietro, la mia preoccupazione è sempre stata la partita successiva. Pensavo a come dare continuità alle cose buone fatte, ma posso dire che abbiamo imparato a reagire alle difficoltà e alle sconfitte: lì sta la svolta. L’errore? Io sono il primo critico di me stesso, anche e soprattutto quando vinco. Ne ho fatti tanti di errori e tendo sempre a farmi domande, dopo le partite ma anche durante.
Col Bodo avremmo dovuto e potuto fare meglio, però oggi è tardi ed è inutile rimuginare. Abbiamo analizzato ampiamente la doppia sfida col mio staff: tanti piccoli dettagli che hanno portato a quel risultato. Fa parte di un processo, di un percorso durante una stagione lunga.
Cambia che adesso è più difficile. Dobbiamo essere bravi a trovare anche in questa nuova condizione gli stimoli e la motivazione giusta. La stessa mentalità, la fame, l’equilibrio giorno dopo giorno. Non è mai semplice ripetersi dopo una vittoria, però ho a che fare con grandi campioni che sanno come si fa. E poi abbiamo a disposizione una società che ci sostiene, uno staff in grado di capire e gestire determinati momenti. Il futuro nessuno può saperlo, ma ci impegneremo tutti per ripeterci e migliorarci".
L'obiettivo Champions League
"Io andrei cauto con certe ossessioni, si parla troppo di questa coppa. Dobbiamo accettare la nostra realtà e quella degli altri Paesi. È ovvio che abbiamo ambizioni, ce lo impone la nostra storia, ma partirei piano piano e credo che il primo obiettivo in Europa sia qualificarsi tra le prime otto nel girone e arrivare agli ottavi. Ricordiamoci che ci sono squadre che spendono mezzo miliardo per vincere la Champions e non ce la fanno, anzi magari escono ai quarti o agli ottavi. E ce ne sono altre come l’Inter degli anni scorsi arrivata in fondo facendo le cose bene.
Per vincere servono tante cose: idee e, soprattutto, giocatori. Perché sono i giocatori, in fin dei conti, quelli che fanno la differenza. Tutti parlano di progetti, ma a tenere in vita una società sono sempre i risultati. Oggi magari partono favoriti i top club in grado di comprare i giocatori che 'spostano', che fanno la differenza, ma noi dobbiamo essere diversi da loro. Bisogna accettarlo: in questo momento nessuna squadra italiana è in grado di fare quello che fanno le inglesi. Ciò non significa che non faremo di tutto e di più per provarci".
L'addio di Dumfries
"Denzel ha fatto il suo... Aveva una clausola e l’Inter non ha potuto fare niente per fermarlo. Noi dobbiamo essere pronti ad avere la soluzione, l’alternativa giusta, e capire ciò che ci fa fare il salto di qualità, nel futuro".
Palestra nel mirino
"Marco Palestra è un bel profilo ma oggi non è un mio giocatore, quindi non posso parlarne... Noi abbiamo già tanti italiani forti che sanno cosa significa l’Inter e si identificano nel club: questo è un bel vantaggio ed è una strada che vogliamo continuare a seguire. Però, è ovvio che ci sia bisogno anche di altri giocatori, di un misto che ti permetta di essere competitivo a tutti i livelli".
Gli obiettivi di mercato
"Non faccio mercato in questa sede, quello tocca ai dirigenti, ma c’è sempre bisogno di giocatori per migliorarsi e, perché no, dare segnali al gruppo e all’ambiente. Abbiamo pianificato tutto, ci sono piani A e piani B per ogni ruolo, ma poi arriva agosto e può succedere di tutto perché si possono creare situazioni che non ti aspettavi. Tra l’altro, nell’estate del Mondiale tutto può diventare un’agonia...".
Chivu su Bastoni
"Bastoni è un nostro campione. È normale che girino storie di mercato attorno a lui perché per me è uno dei più forti centrali del mondo. So che uomo è Alessandro, ma so soprattutto cosa ha dato, cosa dà e cosa darà nel futuro per noi...".