Intervistato ai microfoni di Cronache di Spogliatoio, Varane ha parlato così del progetto Como, di Fabregas e di Nico Paz. Questo uno stralcio delle sue parole.
Como, le parole di Varane
"Quando ho smesso di giocare, sono andato in un locale a Como per vedere una partita. Ho vissuto per quindici anni in una bolla, quella del calciatore. Ero curioso di vedere lo spirito dei tifosi. La squadra giocava in trasferta. E io ho trascorso una vita in viaggio. E alla fine preferisco vedere una partita in compagnia piuttosto che da solo. Il Como era in trasferta, sono sempre stato in una bolla e ho pensato: ‘Ehi, fammi vedere com’è’. Un senso di comunità che non sentivo da tanto.
Dopo quattro Champions League, un mondiale e 22 trofei in carriera, quale motivazione mi ha portato a Como? La visione. Quando arrivi qui, senti che tutto è possibile. Parli con le persone che compongono il club e rimani folgorato. Sei anni fa erano in quarta divisione… guardate dove siamo adesso! Sono qui come ambassador per lavorare con i giovani e come consigliere della società, sto mettendo a disposizione la mia rete di contatti per favorire la crescita e il progresso. Stiamo lavorando al secondo summer camp, voglio che sia uno dei più belli al mondo.
Se cambierei uno dei miei trofei per due stagioni in questa squadra stupenda? Parlare con il senno di poi è troppo facile. Il Como di Cesc ha uno stile incredibile, ma c’è un aspetto che è fenomenale: quando è partito questo progetto, il gioco era definito, spumeggiante, offensivo, ragionato. Aveva una identità chiara e riconosciuta, molto rigida. Nel corso dei mesi, Fàbregas ha saputo evolverlo, cambiarlo, lasciare alcune convinzioni per sposarne altre, variare molto, basarsi su idee forti ma con la capacità di adattarle. Un grande.
Se abbiamo paura di perderlo a fine stagione? Invece io vi dico: la qualificazione in Europa è una motivazione in più per restare! Sappiamo che nel calcio le cose possono cambiare velocemente, per questo ho capito che quando ci sono momenti così positivi, bisogna goderseli e tenerseli stretti per quanto durano.
In carriera ho avuto tantissimi manager da cui prendere ispirazione, i migliori al mondo: Mourinho, Ancelotti, Zidane… ma Cesc non assomiglia a nessuno di loro. Ho parlato molto con lui prima di firmare, sono rimasto sorpreso quando sono arrivato. È stato ispirato da grandi allenatori che hanno contribuito a formare la sua visione del calcio. Ha creato un dettaglio di allenamento altissimo. Ha grande merito per ciò che stiamo facendo.
Se punteremo sugli italiani? Noi vogliamo innovare tenendo salde le radici nella cultura italiana. Mischiare l’old school con una visione moderna, è fondamentale. Mi hanno chiesto perché in Italia si lanciano meno giovani… ma credo che sia questione di tempo. Guardando la Serie A, penso che una delle tematiche sia legata all’alta attenzione tattica, che porta la differenza tra vittoria e sconfitta ad assottigliarsi. C’è veramente una differenza piccolissima tra vincere e perdere in Italia.
Quando si parla di giovani… è impossibile non citare Nico Paz. Ma no, non toccatemi il mio Real! Ci ho vinto tre Champions di fila! È una società che amo troppo per dire qualcosa su di loro. Gli dico solo che ha l’opportunità di rendere la propria carriera emozionante, deve valutare le migliori situazioni. Gli dico solo di scegliere la soluzione che lo rende felice, deve stare dov’è contento".