Intervistato dal Corriere della Sera, l'ex attaccante - tra le altre - di Lazio e Torino e attuale capo delegazione dell'Under 16 italiana Ciro Immobile è tornato a parlare del suo addio al calcio giocato, ripercorrendo le tappe più importanti della sua carriera.

Le parole di Immobile

"Quando hai una Rolls Royce e ti accorgi che non corre più come prima devi arrenderti. Le cose mi riuscivano a metà: questo mi è successo veramente. Mettiamoci anche la vanità di non voler lasciare un ricordo di me non bello. Ho dato e ricevuto tanto dal calcio, fermarsi è una questione di rispetto verso te stesso e verso chi ti guarda.

Italia? Mancini è stata la scelta migliore, tutti si stanno accorgendo che non è un déjà vu o, peggio, un amarcord. Lui ha la capacità di creare gruppo, non arriva nello spogliatoio o in allenamento a incasinarti la testa. Cerca qualità morali, sa che sono importanti come quelle tecniche. All’Europeo la forza era rappresentata da molti giocatori che erano capitani nei loro club di appartenenza, e fu una spinta sul fronte dell’esperienza. Oggi ha convocato i ragazzi, ha dimostrato di avere fiducia, li ha caricati. Motivati. Nessuno si tirerà indietro, i risultati del cambiamento sono già visibili. Coinvolge tutti alla stessa maniera, è riuscito a unire attorno a una causa comune. Il campo è soltanto loro. Le polemiche, tutte, sono fuori. Io al posto di Mancini? Ho strada da fare, tra dieci anni mi piacerebbe esserci".

Le tappe chiave della carriera di Immobile

"Quando conosci il mondo Juve capisci veramente cosa è il calcio e come raggiungere certi livelli, quanto contano le strutture e le regole. Negli ultimi anni li ho visti soffrire mi è dispiaciuto molto. L'allenatore più importante? Simone Inzaghi, dal punto di vista umano soprattutto è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie".