Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il portiere dell'Inter Josep Martinez ha parlato della sua esperienza in nerazzurro, dalla stagione come vice-Sommer a quella attuale che lo vede come titolare della compagine allenata da Chivu.

Inter, le parole di Josep Martinez

“Ho lavorato tantissimo per avere questa opportunità, per realizzare il sogno che avevo da bambino. Sull’accoglienza è stato facile, perché conoscevo diverse persone. Alcuni erano dei ragazzini che avevo visto a La Masia nel mio biennio al Barcellona, con altri avevo condiviso esperienze con le giovanili della Spagna.

Mi ha colpito tantissimo l’unità nel gioco che si sovrappone all’unità di intenti. Questa è una nazionale, non un club: si sta poco insieme, il mister non ha molto tempo per far passare le sue idee, i giocatori convivono con altri allenatori. Eppure qui sembra che questi ragazzi vivano insieme, fanno tutto a memoria, fa impressione. Mi ha sorpreso che una nazionale possa giocare in maniera tanto unitaria.

Stiamo bene, però è importante sottolineare le cose che non stiamo facendo al top, penso soprattutto alla fase difensiva: incassiamo troppi gol. È facile guardare indietro verso il portiere, ma siamo una squadra e dal primo all’ultimo di noi dobbiamo alzare il livello, e credo che lo faremo perché se abbiamo una caratteristica è quella di avere sempre fame. Vogliamo vincere sempre, cercare di migliorare, aggiungere qualcosa in ogni partita per arrivare al top nei momenti decisivi della stagione.

Sicuramente i primi tempi vanno rivisti, ci siamo rilassati in certe situazioni e non possiamo permettercelo, però sono tranquillo perché la squadra è consapevole del problema e lì porremo la nostra attenzione. Peccato per la partita persa qui a Madrid, siamo andati vicini a fare risultato contro una squadra di grande qualità. Siamo forti e possiamo giocarcela con chiunque, ma per farlo dobbiamo evitare di dare vantaggi ai rivali perché a volte ti va bene e altre no”. 

Gli errori con Real Madrid e Udinese 

“Io vivo tutto con tranquillità, nel bene e nel male. Un errore lo può fare chiunque, l’importante è analizzarlo per evitare di ripeterlo, non c’è un’altra strada. Non bisogna puntare il dito sul singolo quando sbaglia, perché fa parte del calcio. Senza errori non dico che non ci sarebbero gol, ma ce ne sarebbero molti di meno. È successo a me, può succedere a un altro. L’importante in una squadra come l’Inter è stare uniti e se uno ha una brutta giornata cercare di aiutarlo. Ripeto, con naturalità”.