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Rivelazione shock dell'ex compagna di un calciatore a L'Equipe: "Mi picchiava, temo possa uccidere qualcuno"

La denuncia delle violenze subite ha fatto scalpore: scatta la caccia al nome


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L'edizione odierna del quotidiano francese L'Equipe riporta una sconvolgente rivelazione da parte di Miriam, nome di fantasia che identifica l'ex compagna di un calciatore in attività, reo secondo le sue parole di averla ripetutamente picchiata e di farlo tuttora con la nuova fidanzata. Queste le agghiaccianti dichiarazioni rilasciate: "Vi ho contattati perché ho paura che finisca per uccidere qualcuno. Ho saputo che aveva picchiato anche la sua nuova compagna con cui poi mi sono confidata. Ogni volta che alzava le mani, lei prendeva il treno per essere ospitata a casa di suo suocero con cui io sono rimasta in contatto. Un giorno potrò raccontare tutto quello che ho passato a un giudice ma ho paura per i miei figli e per me perché stiamo parlando di una persona veramente pericolosa".


IL RACCONTO PIU' TRISTE
- "Ci siamo conosciuti quando lui andava a giocare con la sua nazionale, in Africa. Quattro anni fa mi ha proposto di venire a vivere in Francia con lui. Mi ha preparato i documenti e così l’ho raggiunto nella città della nuova squadra con cui aveva firmato. Abbiamo iniziato a vivere insieme. Quando l’ho conosciuto era adorabile. Ma da quando abbiamo iniziato a condividere la quotidianità ho visto che era veramente violento. Da lì ha iniziato a picchiarmi. E’ difficile da credere, è sempre stato molto geloso e poteva cambiare la sua personalità in qualsiasi momento. Ogni giorno cercava un pretesto per alzare le mani, e non si sta parlando di piccoli schiaffi ma di pugni in pancia, sul viso, ovunque. In più, io dipendevo completamente da lui finanziariamente perché non voleva che io lavorassi. Quando le mie amiche mi chiedevano di vedermi, lui pensava che ci fosse qualcosa di sbagliato e diventava paranoico. Così ho smesso di avere amiche. Con gli uomini violenti succede spesso così, si hanno spesso dei regali ma si è anche isolati. In uno stato di malattia. E dopo le botte si finisce per negare tutto. Nel settembre 2015 per esempio, tre giorni dopo avermi violentemente picchiata mi ha regalato un’auto nuova. Come se nulla fosse successo. E' arrivato a picchiarmi tre volte in un mese. Una volta mi ha detto di andare con lui a fare un giro in macchina. Poi a causa di una crisi di gelosia voleva che gli dessi la mia password di Instagram e non appena ho rifiutato, su una strada piena di curve, si è messo ad accelerare fino a raggiungere i 200 km orari. Mi ha slacciato la cintura di sicurezza e ha bloccato il mio corpo solo con la sua mano. Io ho avuto una crisi di panico in auto. Perché non l’ho mai denunciato? Sono stata molto innamorata di lui e volevo proteggerlo, lui e la sua carriera da calciatore. Speravo che cambiasse, che potesse anche darmi un figlio".

L'ENNESIMO AFFRONTO - "Quando ci siamo conosciuti lui aveva già un figlio con un’altra ragazza che viveva in una delle sue grosse case. Alla fine ho capito che lui aveva una doppia vita con lei. Un giorno, nell’aprile del 2016, mi ha detto ‘vado a vedere mio figlio’. Non ho più avuto sue notizie per ore perché era stato arrestato dalla polizia per aver picchiato la madre di suo figlio. Sono impazzita. Voleva che chiamassi suo avvocato ma io non trovavo il numero. Quando sono riuscita a mettermi in contatto con lui, lo stesso avvocato ha convinto la donna a ritirare le sue accuse e ho capito che lui lo aveva pagato per fare questo. Così è uscito poche ore dopo dal distretto e il club non ha nemmeno saputo nulla perché ha giustificato la sua assenza di 24 ore con un problema di famiglia. Alla fine, nel giugno del 2016, mi ha detto che il figlio che portavo in grembo non era suo. Io me ne sono andata e mi sono rifugiata a casa di una conoscente che poche ore dopo mi ha riportato a casa mia. Quando ho aperto la porta lui era la con un’altra donna, voleva buttarmi fuori dall’appartamento che aveva preparato per lei. Ha iniziato a prendermi a sberle, la persona che era con me ha cercato di intervenire dicendo che mi avrebbe provocato un aborto ma la donna gli impediva di aiutarmi".

NIENTE TEST - "Quando se ne sono andati, un’ambulanza mi ha portato all’ospedale. Quando sono tornata, tutte le mie cose si trovavano dentro dei sacchi e lì me ne sono andata una volta per tutte. Il bambino è nato e oggi lui continua a dire che quello non è suo figlio ma si rifiuta di fare il test del DNA. Ho lasciato perdere tutto. Non voglio più che quella persona abbia alcun rapporto con me e con mio figlio. Tornerò in Africa dai miei genitori, con mio figlio e con la voglia di ricostruirmi una vita”.