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Carlo Ancelotti tra la perizia e la stima. La rotazione di un Napoli in assenza di non pochi calciatori

La gestione di Carlo Ancelotti sta affrontando con efficacia anche l’assenza di alcuni giocatori importanti


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Oltre al Napoli che si vede, ce n’è uno che ancora si fa aspettare. Sotto silenzio se ne sta esibendo uno che nasconde delle risorse in assenza. A Udine, volendo allargare il concetto estensivamente, la squadra di Ancelotti ha affrontato il nono turno di campionato senza la disponibilità di sette calciatori, e, comprendendo quelli difficilmente impiegabili a causa di condizioni fisiche precarie e dei ritorni troppo ritardatari dalle rispettive nazionali, ivi compreso l’infortunio di Verdi praticamente al fischio d’inizio, il Napoli ha dovuto fare a meno di undici calciatori. 

Meret, Ghoulam, Chiriches, Luperto, Younes, Ounas e Insigne infortunati, Opsina e Diawara rientrati da pochissimo dagli impegni con le loro nazionali, Mario Rui non al meglio e Verdi fuori dopo un minuto. Eppure, nonostante l’obbligo di dover rinunciare a un portiere (quasi due), tre terzini sinistri (compreso Luperto già schierato in quel ruolo), due centrali difensivi, un centrocampista e quattro trequartisti, il Napoli non ha dato a vedere l’assenza, di fatto, di un undici vero e proprio. Alcuni di questi calciatori non sono ancora nemmeno stati impiegati. A causa degli infortuni, Ancelotti non ha ancora potuto contare sulla possibilità di schierare giocatori potenzialmente titolari (si fa per dire, rispetto alla filosofia del mister azzurro). Meret e Ghoulam, per esempio, costituiscono due futuri innesti di alta qualità in un organico in cui la rotazione di Ancelotti funziona anche a dispetto di una rosa non ancora utilizzabile con piena disponibilità.

Carlo Ancelotti sta lavorando al superamento di ogni scusante. Sotto la sua guida ogni calciatore è in grado di ricoprire al meglio anche due o tre o ruoli diversi. Se la notevole duttilità della sua guida sta neutralizzando ogni rigidità tattica, è perché a Udine, con Verdi subito fuori, l’ingresso di Fabian Ruiz vede lo spagnolo impiegato a mo’ di mezzapunta esterna, prima avanzata e poi più arretrata, con un undici immediatamente riadattato alla necessità di cambiare impostazione senza che la serenità del gioco ne venga turbata. Pure l’imprevisto sembra rientrare nella programmazione e nella preparazione della partita.

Forse non è casuale che quest’anno gli impieghi dal primo minuto di alcuni calciatori abbiano già risposto alle attese dell’allenatore. Ounas in goal col Sassuolo, Verdi, alla seconda da titolare, in goal a Torino (e non solo), le ottime prestazioni di Maksimovic addirittura schierato titolare come terzino nella delicata e difficile partita col Liverpool, la fiducia a Luperto (titolare nella partita col Torino) e il veloce inserimento di Malcuit, solo per citare alcuni elementi più evidenti, dicono di un’evoluzione nella gestione dell’organico che probabilmente sta superando ogni aspettativa.

I margini di aumento di rendimento del Napoli adesso potrebbero essere riscontrati anche e soprattutto nelle assenze che ancora affliggono, si fa per dire, le scelte di Ancelotti. Immaginare questo Napoli coi rientri di giocatori come Ghoulam, oppure con l’impiego di Meret (probabilmente l’investimento più importante del reparto portieri), senza contare Younes (talento molto interessante), lasciano pensare tanto a un potenziamento della rotazione quanto, aspetto ancora più importante e sottile, al miglioramento del rendimento degli altri calciatori, ipoteticamente più performanti perché meno stressati atleticamente.

“Non voglio fondere alcuni calciatori e non voglio arrugginirne altri” fu il proclama di Ancelotti alla vigilia dell’inizio della stagione. Persino i due portieri, Karnezis e Ospina, si stanno alternando con una certa frequenza. L’effetto futuro, al di là di alcuni calciatori che restano, ovviamente, maggiormente impiegabili perché in grado di fare la differenza, potrebbe essere quello di ottenere un’estensione del livello di qualità e di personalità. Forse con quelli come Ancelotti parole come collettivo, fiducia, squadra non sanno di retorica banalità, ma di quella forma di entusiasmo condotta dalla perizia e, magari, affidata a una non sempre scontata forma di stima. Del resto, senza grosse pretese, è stato quello che ha condotto uno come Ancelotti dove non erano in molti ad aspettarselo. 

Elio Goka

diElio Goka

ELIO GOKA È LO PSEUDONIMO DI SEBASTIANO DI PAOLO. NATO NELLA NOTTE DELL'ULTIMO SOLSTIZIO D'INVERNO DEGLI ANNI SETTANTA, È CRESCIUTO IN CAMPANIA, FORMANDOSI "A SUD" E VIAGGIANDO, POI, IN AFRICA E IN AMERICA LATINA. SI OCCUPA DI LETTERATURA, PUBBLICA NARRATIVA E SCRIVE ANCHE DI CALCIO PERCHE' AFFASCINATO DAI TEMI MISEREVOLI.