di Marco De Santis

 

L’argomento “Fair Play Finanziario” è uno dei più “taroccati” nel mondo dell’informazione. Siccome la materia non è di semplicissima comprensione, qualsiasi notizia esca in relazione a essa rischia di essere male interpretata da chi non è molto addentro ai discorsi economici. Così nelle ultime due settimane abbiamo letto “Sospeso il Fair Play Finanziario”, “Cancellati vincoli e punizioni a tutte le squadre comprese Inter e Roma”, “La sospensione del Fair Play Finanziario libera il mercato di PSG e Manchester City”, “Gli sceicchi vincono la battaglia legale sul Fair Play con l’Uefa”, “Nessun limite alle spese di mercato delle squadre”, “Senza le coppe l’Inter può spendere di più perché non è sottoposta al controllo Uefa”, ecc… niente di tutto questo corrisponde a verità. Alcune semmai possono essere considerate verità parziali che hanno bisogno di essere spiegate e contestualizzate, perché mettono insieme parti di notizie vere con altre false o che, nel migliore dei casi, non sono in correlazione fra di loro.

 

Atteniamoci ai fatti nudi e crudi. Nelle ultime due settimane sono stati tre gli avvenimenti di rilievo in ottica Fair Play Finanziario. 

 

1) Uefa vs. Tribunale di Bruxelles

 

Il “Tribunal de Première Istance de Bruxelles” ha accolto il ricorso dell’avvocato Dupont, lo stesso del caso Bosman, contro la parte del regolamento del Fair Play Finanziario che impone alle squadre di non superare un deficit di 30 milioni di euro nel corso di un triennio al netto delle spese virtuose. Il tribunale ha ordinato la sospensione di questa misura e l’innalzamento di questa soglia a 45 milioni, come da regolamento precedente. L’Uefa ha immediatamente fatto appello bloccando l’esecutività del provvedimento. Ciò vuol dire che al momento nulla cambia a seguito di questa notizia e che, anche se l’Uefa dovesse perdere il ricorso, non verrà affatto cancellato il Fair Play Finanziario come sostenuto da varie fonti ma verrà semplicemente innalzato il vincolo del cosiddetto “break-even” da 30 a 45 milioni. Evidentemente quindi questa notizia impatta meno di zero sui casi Paris Saint-Germain, Manchester City, Inter e Roma…

 

2) Il nuovo regolamento del Financial Fair Play per il triennio 2015/18

 

L’Uefa ha approvato il nuovo regolamento del Fair Play Finanziario in vigore per il triennio 2015-18. A differenza di quanto emerso da alcune ricostruzioni giornalistiche, l’impianto regolamentare è stato in gran parte confermato, inserendo due novità interessanti che rendono sì meno restrittiva la norma ma che non sono affatto un “liberi tutti” come si potrebbe pensare. 

 

La prima novità riguarda la decisione di mantenere fisso a 30 milioni di deficit lo sforamento massimo consentito del “break-even triennale” (lo stesso contestato dal Tribunale di Bruxelles) cancellando ogni riferimento al piano originale che prevedeva una discesa a 0 di questo valore con il passare degli anni. Probabilmente con questa variazione l’Uefa si vuole tutelare da altre azioni legali simili a quelle portate avanti dall’avvocato Dupont. A livello pratico questo cambiamento favorisce le squadre aventi proprietari che, pur senza esagerare e accettando un limite ben definito, sono disposte a investire denaro in perdita per il rafforzamento della propria squadra. Sul panorama italiano è sicuramente una buona notizia in ottica futura per Milan, Inter e Roma che hanno proprietà in questo momento interessate a investire per quanto possibile, meno per Juventus, Napoli, Lazio e Fiorentina che hanno nei piani societari il pareggio di bilancio senza far ricorso ai soldi di azionisti e proprietari. 

 

La seconda e più succosa novità è l’introduzione del “Voluntary Agreement” (accordo volontario) ad affiancare il “Settlement Agreement” (accordo transattivo). Il Settlement Agreement è ciò che hanno sottoscritto tutte le società non in regola con il Fair Play Finanziario (PSG, City, Inter, Roma, ecc…) e prevede una serie di vincoli ai quali sottostare con l’obiettivo di rientrare nei parametri economici corretti. Il Voluntary Agreement sarà invece un’opzione in più per le società che ritengono di avere delle potenzialità economiche da sfruttare per crescere a livello economico in un orizzonte di medio periodo, ma che per riuscirci ritengono necessario mettere in atto un piano di forti investimenti in una particolare stagione sportiva. Mentre fino a oggi l’Uefa si limitava a controllare i conti a “giochi fatti”, punendo chi sgarrava, dal 31 dicembre 2015 sarà possibile presentarsi di fronte all’Uefa con un dettagliato piano economico di investimenti e ritorni economici che dimostri come eventuali spese extra (anche sul mercato) in una stagione possano generare un aumento dei ricavi societari in misura tale da rientrare di queste uscite entro quattro stagioni sportive senza provocare un dissesto societario. Per accedere a un accordo di questo tipo sono richiesti dei vincoli molto stringenti alle società. In particolare non tutti i club potranno proporre il loro “business plan”, ma solo quelli che rientrano in almeno uno di questi tre casi:

 

- nell’annata immediatamente precedente alla richiesta non si sono qualificati per le coppe europee ma hanno ottenuto la “licenza Uefa” dalla propria federazione nazionale (per intenderci, il Milan quest’anno ha ricevuto regolare “licenza Uefa”, il Genoa no).

 

- oppure nell’annata in corso partecipano alle coppe europee e sono in regola con i vincoli del Fair Play Finanziario.

 

- se nell’arco degli ultimi 12 mesi il club ha subito una importante variazione dell'assetto societario con cambio di proprietà o spostamenti notevoli di quote azionarie da un soggetto a un altro soggetto.

 

Inoltre, postilla da non dimenticare, sono esclusi dalla possibilità di presentare un “Voluntary Agreement” tutti i team che sono attualmente alle prese con i “Settlement Agreement”. Rimanendo all’esempio italiano, Inter e Roma non potranno proporre Voluntary Agreement fino a quando non risolveranno i loro problemi con l’Uefa, tutte le altre squadre più importanti per il momento avrebbero i requisiti necessari per farlo, con il Milan che ricadrebbe anche nel terzo caso se si dovesse chiudere positivamente l’ingresso in società della cordata facente capo a Mr. Bee. 

 

Attenzione però: sarà esclusiva discrezione dell’Uefa accettare o meno i piani proposti, analizzati secondo criteri di credibilità degli obiettivi economici di medio termine annunciati e di solidità societaria. Inoltre, a controbilanciare questa opportunità, il regolamento prevede interventi punitivi in caso di scostamenti rispetto agli obiettivi economici segnalati che potrebbero portare persino all’esclusione dalle competizioni europee. In pratica la differenza fra il “Settlement Agreement” e il “Voluntary Agreement” è che nel primo caso si viene colti in fallo, “arrestati” e viene comminata una pena, mentre nel secondo ci si “consegna spontaneamente” e preventivamente nelle mani dell’Uefa per un “reato” che si pensa di compiere (maggiori spese e sforamento del “break-even”) promettendo una buona condotta che riporti la società in equilibrio finanziario nel medio termine ed evitando così di finire "sotto processo".

 

E’ abbastanza evidente che anche questo nuovo regolamento non c’entri assolutamente nulla con l’attuale situazione del PSG, del City, dell’Inter e della Roma, quattro società ancora sotto “Settlement Agreement” e quindi escluse per principio da ogni possibilità di ricorrere al “Voluntary Agreement”. 

 

3) La cancellazione di alcuni vincoli contenuti nei “Settlement Agreement” di Paris Saint-Germain e Manchester City

 

Come probabilmente avrete letto, nonostante non siano usciti comunicati ufficiali sui siti istituzionali, da fonti vicinissime a PSG e City è filtrata la notizia che l’Uefa avrebbe deciso di ridurre drasticamente le punizioni ai danni di queste due società decise nella scorsa primavera. C’è chi per questo ha parlato di voltafaccia incomprensibile e crollo di ogni credibilità del sistema Fair Play. In realtà questa opinione può essere espressa solo da chi non sa bene cosa sia il Financial Fair Play e cosa preveda. 

 

Se andate a rintracciare i “Settlement Agreement” sottoscritti l’anno scorso da Paris Saint-Germain e Manchester City, infatti, scoprirete che l’Uefa non ha fatto altro che tenere fede alle promesse lì contenute. All’interno di quei documenti era ben specificato che risultati virtuosi a livello economico ottenuti nel corso del periodo di osservazione avrebbero comportato l’immediata cancellazione di alcune delle punizioni deliberate già al termine della prima stagione. Ciò è avvenuto per i vincoli riguardanti la restrizione delle rose, il contenimento del monte ingaggi, la parte variabile della multa e il costo massimo dei cartellini dei nuovi giocatori acquistati. Vuol dire che ora gli sceicchi possono comprare chi vogliono senza ritegno? Ovviamente no, anzi. PSG e City non solo rimangono sottoposti ai limiti che valgono per tutte le altre squadre, ma è rimasta inalterata la richiesta per loro di chiudere almeno in pareggio di bilancio la singola stagione 2015/16. Quindi per esempio il PSG può serenamente pensare di comprare Cristiano Ronaldo per 120 milioni (cosa che l’anno scorso non poteva fare), ma non può farlo se non riesce allo stesso tempo a mettere in atto operazioni economiche in entrata con le quali compensare il peso a bilancio di un’acquisto di questo tipo (aumento dei ricavi, cessione di giocatori, plusvalenze, ecc…).

 

Fatta un po’ di chiarezza su tutto ciò che è successo nel “Mondo Fair Play Finanziario” nelle ultime settimane, volevo concludere questo articolo con uno sguardo ai motivi che hanno permesso a Paris Saint-Germain e Manchester City di vedersi alleggeriti i vincoli Uefa e a come “depenalizzazioni” simili potranno riguardare anche Inter e Roma in futuro.

 

Paris Saint-Germain

 

L’accordo transattivo chiuso con l’Uefa fissava come obiettivi per i francesi la chiusura del bilancio 2014/15 con un passivo al massimo di 30 milioni e del bilancio 2015/16 in pareggio, come sempre al netto dei costi virtuosi. Nonostante l’Uefa abbia ricalcolato l’ingente sponsorizzazione delle società facenti parti al proprietario adeguandole ai valori di mercato, i parigini sono riusciti ad aumentare notevolmente i ricavi sia per l’ingresso di nuovi sponsor “reali” sia per l’approdo ai quarti di finale di Champions League nel 2013/14 (risultato replicato poi anche nel 2014/15). Grazie a questo già nel 2013/14 hanno centrato il risultato del pareggio di bilancio, con due anni di anticipo rispetto ai paletti fissati dall’Uefa. Oltretutto sarà stata sicuramente apprezzata anche la sostanziale immobilità parigina sul mercato dall’acquisto di David Luiz all’inizio della campagna trasferimenti estiva 2014 in poi…

 

Manchester City

 

Per gli inglesi l’accordo transattivo prevedeva un passivo limite di –20 per il 2013/14 e di –10 per il 2014/15 in vista del pareggio di bilancio 2015/16. il –122 del 2011/12 e il –60 del 2012/13 non hanno scoraggiato i Citizens che grazie ai ricavi sempre crescenti dei diritti tv nazionali, all’approdo agli ottavi di Champions League e all’aumento di ricavi commerciali leciti sono riusciti a chiudere il 2013/14 con un passivo di 28,2 milioni, ai quali però vanno sottratti i 20 milioni di multa dell’Uefa e altri 15-20 milioni di costi virtuosi. Al netto di questi costi il Manchester City ha quindi chiuso il bilancio 2013/14 in attivo per quanto riguarda i calcoli validi per il Far Play Finanziario. Anche gli inglesi si sono mossi sul mercato con molta più circospezione rispetto al passato nell’ultima stagione, spendendo 40 milioni per Mangala in estate e 32 per Bony in inverno ma riuscendo anche a vendere bene alcuni giocatori (Javi Garcia per circa 17 milioni, Rodwell per 10) e tenendo sotto controllo monte ingaggi e monte ammortamenti. Ancor più evidente la volontà di rimanere nei parametri Uefa quest’anno, con le uscite di Negredo, Milner, Nastasic, Lampard, Rekik, Sinclair e altri che a oggi hanno portato a un risparmio di 60 milioni sul bilancio annuale e a un attivo di 49 milioni sulle spese per i costi dei cartellini e di 68 sui costi totali comprensivi degli ingaggi. Con un bilancio già in pari nel 2013/14, la rimozione di alcuni paletti da parte dell’Uefa, i tanti soldi in più che avranno a disposizione tutte le squadre inglesi per l'aumento di valore dei diritti tv nazionali e una serie di cessioni così remunerativa i Citizens hanno tutte le carte in regola per un grande mercato in entrata senza violare i regolamenti finanziari.

 

Inter

 

Messo in chiaro una volta per tutte che le notizie di queste settimane non cambiano nulla nella strategia dell’Inter per far fronte alle richieste Uefa, faccio notare che anche per i nerazzurri gran parte delle restrizioni Uefa non varranno necessariamente per tutto il quadriennio 2015/19 coperto dal “Settlement Agreement” con l’Uefa. Le restrizioni relative il numero dei giocatori iscrivibili alle coppe, la parte variabile della multa (14 dei 20 milioni) e le limitazioni su monte ingaggi e ammortamenti hanno infatti un orizzonte temporale di due anni e possono essere eliminate in caso di buona condotta già al termine della stagione 2016/17. Come per le squadre analizzate precedentemente, rimangono invece fissi i paletti relativi al “break-even” (illimitato per il 2014/15, -30 per il 2015/16, 0 per il 2016/17 e obiettivo finale di –30 nell’arco del triennio 2016/19 come per tutte le altre squadre) e verranno eliminati in anticipo solo se la società si dimostrerà ormai “sanata” e in osservanza di tutti i vincoli ai quali sono soggette le altre squadre. Dato che anche pochi giorni fa mi è capitato di sentire esperti in materia sostenere in televisione che con i nerazzurri fuori dalle coppe tutte queste restrizioni sono rinviate all’anno prossimo, credo sia il caso di riportare la parte del “Settlement Agreement” Inter-Uefa nelle quali si dice espressamente il contrario, che pare scritta proprio per dissipare i dubbi dei giornalisti…:

 

For the avoidance of doubt, the Club remains under monitoring of the Settlement Agreement even if it fails to qualify for a UEFA club competition during the Settlement Regime”.

 

Roma

 

La Roma è sotto controllo per un periodo triennale e ai giallorossi viene richiesto per il biennio 2014/16 un “break-even” di –30 milioni che porti conseguentemente al pareggio di bilancio nel 2016/17. Essendo la situazione di partenza della Roma migliore di quella dell’Inter, l’Uefa ha già previsto nel “Settlement Agreement” di poter cancellare tutti i vincoli ai quali la società è soggetta quest’anno all’inizio della stagione 2016/17 in caso di buona condotta, fermo restando l’obiettivo di mantenere un “break-even” sostenibile anche in quella e nelle successive stagioni.