Le aste di una volta non esistono più, quelle con 15/20 persone sedute ad urlare per 5 ore intorno a un tavolo improvvisato, nella solita stanza ceduta a malincuore dalla Pro Loco. Senza connessioni.
L’attrezzatura, all'epoca, era:

  1. liste scaricate il giorno stesso
  2. Fogli bianchi
  3. Penne che ovviamente qualche partecipante doveva condividere.

Nell’epoca del lavoro lontano dal paese e delle misure restrittive l’asta diventa multimediale, così si cerca un posto in cui ci sia la connessione e lo spazio per montare computer e proiettore. Dopo lo Smart Working siamo diventati vittime dell’asta Smart.
Ma ovviamente qualcosa non funziona, perché c’è sempre un partecipante che sembra connettersi da una provincia sperduta dell’Africa Sud-Sahariana, così nasce la fondamentale figura del telefonista, ovvero di quello sciagurato partecipante, preferibilmente preso da una squadra a coppia che oltre a scrutare la propria asta deve tenere il collegamento telefonico con l’abitante della provincia remota. 

La regola vuole che il telefonista si perda i giocatori, mentre il partecipante “smart” riesca a pensare ben oltre i tre rintocchi del gong sul crack da prendere.

Se non l’avete ancora capito, il telefonista sono io, sono quello che mentre si preoccupava di far prendere a 5 milioni su 500 Mirante a quello dall’altro capo del filo, assisteva inerte al suo compagno di squadra che dopo un’asta estenuante affiancava Pau Lopez a Gollini pensando che fosse lui il titolare della Roma.

Meno male che Ciro (Mertens) c’è! In un un fantacalcio mantra a 10 partecipanti, tutto sommato con Dries, Joao Pedro e Veretout è un dolce consolarsi dopo l’immane fatica d’aver fatto IL TELEFONISTA.

Danilo - La mia Lega Fantacalcio