Vent’anni fa l’Arsenal perse in finale di Champions contro il Barcellona, vedendo sfumare la possibilità di conquistare per la prima volta nella sua storia la massima competizione europea. E, sempre poco più di vent’anni fa, i gunners conquistarono l’ultima Premier prima del successo targato Arteta di poche settimane fa.
Colin Firth, supportato dal suo amico ottimista, leggerebbe tutto questo come un segno. Magari nella maniera che lo condurrebbe a soffrire in anticipo, a scorgersi vittima della prossima sofferenza. Abbattendo ogni speranza. Tuttavia la “fase” non troverebbe di certo adesso via d’uscita. Per la capacità di attesa e di pazienza di un tifoso dell’Arsenal ritrovarsi davanti a una nuova possibilità di gloria, e che gloria, l’appuntamento col Paris Saint Germain trasforma tutto in quella grinta bambina di Febbre a 90°.
La Puskás Aréna ospiterà un altro frammento di storia del calcio europeo. La catena di montaggio dell’alta aristocrazia continentale stavolta conserva uno spirito più romantico e affascinante. A Budapest, dove per i romanisti regnano brutti ricordi (la finale di Europa League persa nel 2023), il Paris campione in carica e nuovamente in finale dopo il trionfo della scorsa stagione a danno dell’Inter col risultato più netto della storia delle finali di Champions League, aspetta l’Arsenal fresco campione d’Inghilterra e meritevole della palma di squadra che quest’anno, fino a questo momento, ha forse espresso il gioco migliore tra tutte le grandi d’Europa.
I londinesi vantano un grande palmares in Inghilterra, ma la loro storia gloriosa in Europa ha registrato pochi sussulti. Grande continuità di partecipazione, ma pochi titoli. Una Coppa delle Coppe, conquista battendo il Parma nel 1994, e una Coppa delle Fiere, molti anni prima. Adesso quei trofei non esistono più.
In Ungheria Luis Enrique sogna un bis che spedirebbe il suo Paris tra le grandi di tutti i tempi. Doué, Dembelé e Kvaratskhelia sarà il tridente offensivo che metterà a dura prova la linea difensiva dell’Arsenal in cui Mosquera, Saliba, Gabriel e Calafiori sanno di affrontare l’attacco più insidioso del continente. Un po’ di Napoli nel Paris Saint Germain (Kvara e Fabian Ruiz) e un po’ Italia nell’Arsenal (Calafiori), per un pizzico di rimpianto per l’impotenza attuale del calcio italiano.
I precedenti dicono di un sostanziale equilibrio, ma la semifinale della scorsa stagione per i gunners grida ancora vendetta. I favori del pronostico potrebbero pendere dalla parte dei campioni in carica, ma il valore dell’Arsenal, vista anche la sua continuità di rendimento degli ultimi anni e il lavoro tattico di Arteta, è sufficiente garanzia per una finale difficile da pronosticare.