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Fantacalcio, che stagione per Pavoletti: analisi di un'annata da record

il centravanti del cagliari è ormai a tutti gli effetti una garanzia per i fantallenatori.


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Il nome di Leonardo Pavoletti suscita spesso emozioni contrastanti nei cuori dei fantallenatori: c'è chi lo ha scoperto quasi dal nulla qualche stagione fa e ne custodisce gelosamente il ricordo, chi è rimasto bruciato dal suo acquisto due anni or sono e chi invece ha appena vinto il fantacalcio grazie alle sue sedici marcature stagionali. La storia di Pavoletti è quella del classico working class hero: a 24 anni giocava ancora in Serie C e non sembrava affatto fuori luogo nella categoria, due anni dopo faceva tremare le difese di parecchie squadre della massima categoria e c'era chi lo voleva tutti i costi ad Euro 2016. Il mito del bomber esploso tardi è piuttosto radicato in Italia (basti pensare a gente del calibro di Totò Schillaci) ed è forse per questo che molti fantallenatori dopo la break-out season (anno 2015/2016) del "Pavoloso" hanno deciso di legarsi in maniera quasi indissolubile al ragazzotto di Livorno. 

Pavoletti ha appena concluso la sua miglior stagione in carriera dal punto di vista realizzativo, siglando ben 16 reti e facendo registrare anche il massimo minutaggio complessivo da quando gioca stabilmente in Serie A (2738 minuti, prassi per molti altri colleghi ma un traguardo importante per lui). La media voto pura e la fantamedia sono schizzate rispettivamente a 6.09 e 7.53, entrambe rappresentanti la sua seconda miglior prestazione degli ultimi cinque anni e superate solo dalle valutazioni raggiunte nel 2015/2016, anno in cui Pavoletti aveva messo a segno 14 gol quasi dal nulla con la maglia del Genoa (mv 6.16, fm 7.82). Dopo quella stagione, Pavoletti aveva passato un anno terribile dal punto di vista dei guai fisici, mettendo a referto solo 3 reti e saltando numerose partite per infortunio. Forse è per questo motivo che il suo passaggio al Cagliari (via Napoli, con cui aveva giocato solo qualche scampolo di partita nel semestre Gennaio-Giugno 2017) all'inizio della scorsa stagione era stato salutato con un po' di freddezza da parte di tifosi ed addetti ai lavori, presumibilmente ancora dubbiosi circa le sue condizioni fisiche e mentali. 

Felice come un bambino.

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Dopo una prima stagione molto solida, chiusa con 11 reti all'attivo, Pavoletti quest'anno è riuscito a riconquistarsi un posto al tavolo dei migliori attaccanti del nostro campionato grazie soprattutto ad un'anomalia statistica quasi imbarazzante: dei 27 gol realizzati con la maglia del Cagliari, infatti, ben 20 sono arrivati con un colpo di testa, fondamentale in cui Pavoletti può essere considerato tranquillamente uno dei migliori tre/quattro attaccanti d'Europa. E' singolare il fatto che Pavoletti abbia deciso di specializzarsi in un'area tecnica che nel corso degli ultimi anni sta diventando sempre più di nicchia, viste le scarse percentuali di conversione in rete delle conclusioni arrivate a seguito di un cross. Il Cagliari ha però deciso di organizzarsi tatticamente in maniera tale da fornire il massimo supporto possibile al suo attaccante di riferimento, cercando contemporaneamente di amplificare le sue caratteristiche migliori nascondendone i difetti, che sono comunque tanti e piuttosto evidenti. Pavoletti è uno degli attaccanti italiani che scambia di meno il pallone coi compagni, con soli 838 palloni toccati in tutta la stagione ed un numero di occasioni per terzi create per partita che è al di sotto dell'unità (0.8, per la precisione). Numeri piuttosto contenuti, ma che rappresentano comunque i suoi massimi in carriera, visto che lo scorso anno il numero di tocchi era stato ancora più esiguo (797 palloni toccati) e tre anni fa addirittura pari alla metà di quello attuale (420 palloni giocati). 

Pur essendo dotato di una tecnica di passaggio appena abbozzata e di una falcata poco importante, Pavoletti riesce a compensare questi evidenti difetti con una sensibilità tattica sicuramente sopra la media, evitando in qualsiasi modo di andarsi ad impelagare in situazioni poco appropriate per il suo bagaglio tecnico. Discreto nel gioco di sponda, Pavoletti ha deciso di stazionare quasi in eterno nei pressi dell'area di rigore avversaria aspettando un cross dalle fasce o da palla inattiva per rendersi pericoloso, possedendo tutte le caratteristiche di un grande colpitore di testa: è grosso (188 cm per 78 kg, anche se a vederlo muoversi sembra ancora più grosso), si smarca bene, è difficile da spostare una volta presa posizione ed è capace colpire di testa in tutti i modi possibili. Quest'anno è stato il miglior attaccante d'Europa per numero di gol di testa e per Expected Goals prodotti da questo fondamentale (6.50, il che, visti gli 11 gol realizzati di testa, fa capire quanto pazzesca sia stata la sua stagione), un ariete quasi inarrestabile. Ragionando sempre in termini di gol attesi, il differenziale di 3.62 reti a favore dell'attaccante cagliaritano lo iscrive di fatto al ristretto club di attaccanti capaci di realizzare ben più di quanto effettivamente prodotto, una caratteristica che accomuna tutti i migliori centravanti d'Europa. Anche la percentuale realizzativa è di tutto rispetto (22%, seconda solo al 23% della prima stagione Genoana), mentre la sua propensione al cartellino (6 ammonizioni quest'anno, addirittura 8 la scorsa stagione) è quasi inspiegabile e non può far piacere ai fantallenatori, da sempre attenti a questo tipo di situazioni. 

In un calcio che richiede sempre di più polivalenza e duttilità, Pavoletti è rimasto uno dei pochissimi specialisti ad alto livello di rendimento in un campionato comunque probante come quello nostrano. Potrà non piacere a tutti, ma una cosa è certa: "Pavoloso" è un uomo in missione e le porta quasi tutte a termine.