Riccardo Calafiori, difensore dell'Arsenal, ha parlato nel corso di un'intervista concessa a Tuttosport prima della finale di Champions League di sabato.

Intervista a Calafiori

Come è stato vincere la Premier League? 
«È stato coronare uno dei sogni che avevo da bambino. Per come è andata la stagione è stato incredibile e per certi versi credo sia stato più bello vincerla davanti alla tv, guardando la partita del City tutti insieme» . 
 
Cosa ha significato lasciare l’Italia per la Premier? 
«Uno dei motivi che mi hanno spinto è stato che pochi italiani avevano fatto bene qua e volevo uscire dalla comfort zone per dimostrare che si poteva. Era una sfida personale e l’ho vinta. Lo consiglierei a tutti. La differenza con l’Italia? La principale è lo sviluppo della settimana».  
 
Arteta le ha dato tanto spazio, cosa ha significato la sua fiducia? 
«Abbiamo parlato molto a inizio stagione e ho capito quanto credesse in me, e non era scontato. Poi quando inizi a trovare continuità diventa tutto più facile. Qui mi hanno raccontato che Arteta ha cambiato il club in questi anni, c’è un’alchimia pazzesca. In Italia è complicato se non impensabile che si possa dare così tanto tempo a un allenatore, qui sono stati bravissimi». 
 
State preparando qualcosa di particolare sui piazzati per il Psg? 
«No, almeno per ora... e nel caso non potrei dirlo. Ma è un lavoro che parte da prima del ritiro, settimana per settimana, ed è per questo che funziona».  
 
Come si sente da unico italiano in finale di Champions? 
«Sono molto contento di questa occasione e la sento come responsabilità. Spero di portare in alto la nostra bandiera e vincere questo trofeo, specialmente dopo il colpo del Mondiale. In questi giorni sto pensando moltissimo a quando mi immaginavo in finale di Champions. La giocavo spesso alla Play. Paura nessuna, è una partita secca e può succedere tutto: loro l’hanno vinta l’anno scorso, magari abbiamo più voglia noi». 
 
E voglia di tornare in Italia? 
«Prima o poi credo che tornerò, come si sta da noi non si sta da nessuna parte e ho un conto in sospeso. Però ora sto benissimo qua e non vedo l’ora di continuare a vincere». 


Il conto in sospeso è con la Roma? 
«Sì, ho ci giocato pochissime partite ed ero molto giovane, quindi mi piacerebbe moltissimo tornare nella mia squadra del cuore e nella mia città, anche se ovviamente non adesso» .  
 
Non guarderai il Mondiale? 
«Sì, sarebbe troppo dura. È stato un momento molto difficile da affrontare. Bosnia-Italia? Tutto faceva ben sperare... poi ci sono episodi che capitano. Ma non saprei fare un’analisi, è l’unica partita che non ho rivisto. Andava vinta e basta. Spero che presto si possa ripartire in un altro modo» .