Alla vigilia del match tra la sua Atalanta e la Juventus, Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa. Ecco le sue dichiarazioni:

Atalanta: le parole di Sarri

«Alla Lazio avevo il 90 per cento dei giocatori che erano già stati con me, era una squadra che aveva sempre proseguito su quel percorso: è una situazione nettamente diversa. "Difesa" è una parola che mi piace poco: la fase difensiva, fino all'ultima partita, è stata fatta troppo bassa e troppo passiva, era abbastanza evidente. Nell'ultima partita ci sono stati segnali diversi: non buone letture, però perlomeno il baricentro della squadra e la linea di pressione erano molto più alti. Con Kossounou non c'è niente da gestire, e gioca Kristensen».

JUVENTUS - «Né orgoglio né rimpianto. È stata un'esperienza strana, difficile, per motivi anche extracalcistici, come sai benissimo. È finita con una vittoria che era stata considerata scontata e che non lo era nella maniera più assoluta. Però poi è finita lì, quindi per me è una pagina chiusa».

CALCIO MODERNO - «Questo è il calcio che è venuto fuori negli ultimi anni: Mondiali che finiscono a metà luglio, forse dopo metà luglio, mercato che finisce il primo di settembre, e tra ottobre e novembre cinque settimane in cui i giocatori sono in nazionale. C'è il rischio di comprare un giocatore il 31 agosto e a metà novembre avergli fatto fare una decina di allenamenti con te: questa è la realtà dei fatti. Quindi bisogna entrare dentro le partite, sbagliare, accumulare errori e sperare che da quegli errori si possa cominciare a migliorare».

KRISTENSEN - «Non ti so neanche dire se abbia fatto fatica a integrarsi nella difesa a quattro, perché lui è arrivato con un problema: ha fatto una partita e il problema gli si è accentuato. Quindi si è allenato poco. Ora, per fortuna, nell'ultima settimana o negli ultimi dieci giorni ha cominciato ad allenarsi quasi sempre con noi. È chiaro che non possa essere completamente inserito, però è un giocatore che ha delle qualità individuali».

RASPADORI - «Del periodo precedente non so dirti: mi ricordo che un anno a Napoli non partiva spesso titolare, ma incideva molto negli ingressi dalla panchina, e ha fatto stagioni anche molto, molto importanti. Io ti posso parlare di questi due mesi: ha attraversato un periodo in cui ha fatto grande fatica, anche a trovare una condizione fisica di livello, ma in questo momento mi sembra un giocatore in crescita. Nell'ultima partita, entrando più centralmente, mi sembra abbia fatto abbastanza bene: perlomeno non ha inciso in maniera determinante sul risultato, però ho avuto l'impressione di un giocatore vivo. Speriamo che questa impressione si trasformi in realtà nelle prossime partite».

KOLASINAC - «È un gruppo di giocatori di grande apprezzamento, di grande professionalità, di grande cultura del lavoro. Però, a livello di farsi sentire, di essere capaci di trascinare un gruppo nei momenti in cui c'è da tirare fuori tutto, siamo ancora un po' silenziosi. Kolasinac, da questo punto di vista, è uno dei ragazzi che ci può dare una mano. Però io spero nella crescita anche di giocatori relativamente giovani ma già esperti: sulla linea difensiva, dal punto di vista della personalità, da Scalvini mi aspetto di più. Non dal punto di vista del rendimento tecnico e tattico, ma da quello della personalità».

REGISTA - «Ho ancora un giorno per pensarci, lasciami pensare. Poi mi piacerebbe dirlo prima a Gaetano o a Kessié che a voi: è un segno di rispetto nei confronti dei miei giocatori».

SCALVINI - «Penso abbia ampi margini. Come ti ho detto, è un giocatore individualmente molto forte, deve ancora migliorare nelle letture di reparto, però è un giocatore di livello assoluto. È destinato a migliorare, e il picco del miglioramento lo raggiungerà quando crescerà anche dal punto di vista della personalità e della leadership: questo è sicuro. Quindi penso abbia ampi margini».