Arrigo Sacchi, ex tecnico di Milan e Nazionale, ha parlato nel corso di un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport dopo l'eliminazione della Juventus dalla Champions League di ieri sera.

Intervista a Sacchi dopo l'eliminazione della Juventus

 Fuori anche la Juve.
«A questo punto bisognerà farsi una domanda e cercare di trovare rapidamente una risposta - commenta Arrigo Sacchi - Il calcio italiano ha compiuto un autentico miracolo vincendo l’Europeo, anche perché il successo è arrivato attraverso un gioco innovativo e coraggioso. Ma le squadre di club, a parte qualche “piccola” che si dà da fare, pensano sempre al vecchio “primo non prenderlo e poi si vedrà”. Così non si costruisce un’identità europea».


La Juve è stata anche sfortunata contro il Villarreal, è d’accordo?
«Certamente. La traversa di Vlahovic è stata clamorosa. E a conti fatti il risultato è esagerato. Però, per arrivare lontano in Europa bisogna fare qualcosa di più e lo dico sia alla Juve sia al Villarreal».


Partita molta tattica, vero?
«Molto tattica e con poche emozioni, poco ritmo, poco pressing. Sia la Juve sia il Villarreal, si vedeva lontano un miglio, pensavano prima di tutto a non prendere gol. Ma così facendo non si va lontano. Tutt’e due speravano in una ripartenza improvvisa, nel colpo di un singolo e in un calcio piazzato che poteva mandare in crisi gli avversari».

Intervista a Sacchi sulla partita


Sembra di capire che l’interpretazione della partita non le sia piaciuta.
«Decisamente no. Per me il calcio non è questo, sono convinto che sia stato fatto un passo indietro. Se non ci sono innovazione, coraggio e conoscenza non si può pensare di giocare bene. E io non ho visto né coraggio, né innovazione, né conoscenze».


Che cosa avrebbe dovuto fare la Juve?
«Servivano più intensità, più ritmo. Nel primo tempo Vlahovic e Morata avevano dimostrato di essere superiori ai difensori spagnoli. Sia in velocità sia nel gioco aereo. Mi aspettavo che nella ripresa si insistesse di più su questo aspetto. Invece, appena tornati in campo dopo l’intervallo, si è pensato subito a non voler rischiare e a sperare in un contropiede».

Intervista a Sacchi sulla Juventus


È corretto dire che la Juve non è ancora una squadra di livello internazionale?
«I risultati e anche le prestazioni dicono questo. Ma io mi chiedo: quanti soldi sono stati spesi? Siamo sicuro che questo progetto vada bene? Adesso parlo in generale e penso a tutto il calcio italiano: vi pare normale che nelle squadre i calciatori stranieri siano il 70 per cento e gli italiani il 30 per cento? Le colpe sono di tutti, dei dirigenti, dei media, degli allenatori. Nessuno va escluso, ognuno ha le sue responsabilità. Ma a me interessa trovare una via d’uscita, perché è fuori dalla logica che l’Italia non vinca la Champions dal 2010».


Consigli da dare?
«Il solito: puntare sul gioco, che non s’infortuna mai. Noi italiani, invece, crediamo sempre nel salvatore della patria, ma che un singolo possa vincere da solo contro undici avversari è una cosa senza senso. Il gioco, quello fa la differenza. Sempre e comunque. Altrimenti, senza gioco, ci si sfida tra tattici e si vedono partite come quella della Juve contro il Villarreal. I bianconeri, per anni, hanno dominato in Italia, ma in Europa? Anche contro il Villarreal hanno pagato lo scotto del calcio internazionale, questa è la realtà, e ciò mi dispiace moltissimo perché sono italiano e vorrei che le nostre squadre arrivassero sempre il più lontano possibile nelle varie competizioni».