Il Napoli 2019\2020 ha avuto molti Napoli. Non è stato uno, ma tanti. Quello di inizio stagione dalle grandi aspettative, quello dai due volti, in affanno in campionato e brillante in Champions, quello dei disordini di spogliatoio, quello dell’Ancelotti mai dentro lo spirito e le convinzioni della piazza, quello vittima di troppi errori arbitrali e quello vittima di se stesso. Pure quello di Rino Gattuso ha elaborato la metamorfosi inevitabile da una parte, ma dai risvolti ormai non più dentro le speranze della società e dei tifosi.

Dopo un inizio inquietante, con una sola vittoria, conquistata a Reggio Emilia con un’autorete all’ultimo minuto, e ben quattro sconfitte in cinque gare, il Napoli di Gattuso è cambiato e si è sdoppiato, acquisendo lo status camaleontico della squadra tanto in grado di comandare il gioco quanto quello di lasciare il pallino agli avversari con la strategia sapiente dell’attendismo finalizzato al colpo cinico e definitivo. Due Napoli in uno. Quello visto addosso alla Juve sia in campionato che nella finale di Coppa Italia (in entrambe le gare i bianconeri hanno sofferto prima di tutto tatticamente), quello essenziale e vincente, capace di conquistare il trofeo nazionale battendo le prime tre della classifica di Serie A e quello intraprendente, divertito, visto con Sampdoria e Spal. 7 vittorie nelle ultime 8 giornate di campionato, più i successi e i passaggi del turno in Coppa Italia. Unico scivolone, clamoroso, quello casalingo col Lecce, per una partita comunque segnata da un rigore molto evidente negato in un momento delicato, forse decisivo, della gara. 

18 goal messi a segno in 8 partite e sette posizioni di classifica recuperate. Anche se il distacco dall’ultimo posto utile per la qualificazione in Champions League sembra ormai una chimera, gli uomini di Gattuso hanno deciso di dare inizio al nuovo campionato già in questo. Un’ipotetica rincorsa per una ricostruzione, un ricompattamento già in corso, e già abbondantemente efficace.

 

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Da un punto di vista tattico, la squadra sembra essersi ricucita nel suo 4-3-3 2.0. Il vecchio modulo, che Ancelotti aveva cercato di rielaborare secondo schemi molto diversi da quelli di Gattuso, a differenza di quello di Sarri, sta interiorizzando una fase difensiva più rigorosa, non più affidata alla regola del possesso palla e della costruzione di gioco come formula indiretta di sottrazione della palla agli avversari, ma come disposizione attendista e compatta davanti al gioco dell’avversario di turno. Linee corte e strette, baricentro più basso e spostamenti in fase di non possesso organici e mirati a trasformare tutti i dieci calciatori in difensori. Demme e Lobotka rappresentano quel vertice basso che tanto era mancato nella gestione precedente, più congeniale a un organico che preferisce la rapidità e la tecnica per trasformare l’azione difensiva in offensiva.

 

Sono cambiati anche i singoli

Non sono pochi i calciatori che sono apparsi rigenerati dopo l’arrivo di Gattuso. Maksimovic, che con Ancelotti era stato comunque tenuto in seria considerazione anche nel ruolo di esterno destro nella linea a quattro della difesa, con la nuova guida tecnica del Napoli sta fornendo grandi prestazioni da centrale. Sia in Coppa Italia che in campionato, il serbo sta garantendo efficacia in marcatura e sostanza tattica. Con Inter e Juve, rispettivamente in semifinale e in finale, Maksimovic è risultato tra i migliori in campo.

Oltre ai nuovi arrivi, Demme e Lobotka, soprattutto il primo ha dimostrato molto presto di saper interpretare il ruolo assegnatogli dall’allenatore calabrese, Insigne pare aver riacquisito il ruolo di leader restituendosi alla squadra con maggiore personalità e generosità. Lo scorrimento sulla fascia sinistra lo vede spesso impegnato in un’interpretazione totale del ruolo, lungo tutta la zona di campo. Anche Mario Rui sta mostrando segnali incoraggianti, così come Zielinski, che, però, ha ancora bisogno di trovare maggiore continuità in gara. La gestione di Gattuso sembra coinvolgere positivamente anche Meret e Ospina, con quest’ultimo inizialmente preferito e con l’estremo difensore ex Spal che si è fatto trovare pronto in un’occasione molto delicata come la finale di Roma con la Juventus. 

Adesso il Napoli, anche se la zona Champions risulta ormai quasi irraggiungibile, ha davanti una frazione di campionato in cui poter sfruttare gare impegnative a mo’ di test per continuare a verificarsi in vista di un percorso segnato dalla continuità dei risultati e delle prestazioni.