Intervenuto ai microfoni ufficiali del Parma, il difensore crociato Alessandro Circati ha parlato della sua esperienza in gialloblu, dalle sue origini calcistiche all'imminente Mondiale con la Nazionale australiana.
Parma, le parole di Circati
"Da piccolo volevo fare l'esterno, non mi piaceva giocare in difesa ma papà mi ripeteva che avrei dovuto fare il difensore, se volevo fare strada. A 14-15 anni fui messo davanti a un bivio e ho accettato a giocare da difensore centrale. Poi mi sono innamorato del surf, dello snorkeling, quella è una cosa che è molto diversa rispetto all'Italia.
Il primo anno in Serie A giocavamo molto bene, ero sopra un'onda. Poi c'è stato l'infortunio, è successo e ho dovuto accettarlo. Lì ti chiedi come ritornerai, c'è chi lo fa al 100% e chi fatica a continuare a giocare. Credo di essere stato molto fortunato a rientrare forte. E in qualche modo mi ha aiutato: ho messo su massa muscolare, mi sono creato il corpo ideale per giocare. Dottore e fisioterapista mi sono stati vicini.
La prima partita era tutto uno sperimentare i movimenti, però mi sono sentito bene, per quanto rimanesse quel punto di domanda. Sentivo di aver aiutato la squadra dopo essere rimasto fuori per tanto tempo. Mi avevano detto che non avrei dovuto giocare, che non c'era fretta e di riposarmi. Poi però eravamo sotto pressione e avevamo degli infortunati, ricordo che il giorno prima Chivu mi chiede come mi sento. Gli ho detto che volevo giocare e lo sapeva, mi risponde che aveva bisogno e che avrei giocato. Siamo una squadra giovane, di ragazzi che vogliono crescere e fare percorsi importanti. Questa è la filosofia e il modo in cui si affrontano le cose qui".
I Mondiali con l'Australia
"La cosa più bella che un calciatore può fare è rappresentare la nazionale. Al Mondiale, poi… Siamo fortunati tra l'altro che affronteremo gli Stati Uniti a casa loro, sarà molto bello. Da piccolo magari fai dei sogni, ma pensi che non sarà così. E invece piano piano è diventata la realtà: prima c'è stata la Serie A, poi il resto.
Non ho mai parlato con la mia famiglia, mi avevano sempre detto di fare quello che mi sentivo. E così ho fatto. L'emozione più grande è la fascia da capitano, perché al gol non pensi né prima né dopo, a quella sì. I miei ci saranno, mio fratello sta valutando".