Una stagione che ad ora lo vede protagonista, in grado di ritagliarsi uno spazio importante ed affermarsi come prima scelta anche tra le gerarchie di Maurizio Sarri: Edoardo Motta è stato di sicuro una delle scoperte di questa stagione, protagonista anche in Coppa Italia con i quattro rigori parati contro l'Atalanta che hanno permesso alla Lazio di accedere alla finale.
Lazio, le parole di Motta
Il giovane portiere 21enne della squadra biancoceleste ha parlato ai microfoni di Tuttosport, spiegando anche tutte le emozioni della sfida vinta ai calci di rigore contro la squadra allenata da Raffaele Palladino.
Sui rigori contro l'Atalanta
"Prevaleva la serenità. Le potrà sembrare strano, ma io avevo dentro di me una calma assoluta. Questa è la mia forza. Non l’ho ancora del tutto realizzato. Quando ho parato il tiro di De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva, quella che chiudeva il match. Segreto? Avevo studiato con i preparatori, tutti i particolari dei possibili rigoristi nerazzurri. Era nascosto tutto in un bigliettino, che avevo messo dentro la borraccia che porto sempre con me. L’ho nascosto in un asciugamano perché non volevo che qualcuno lo vedesse. Adesso me lo tengo sul comodino come ricordo".
Sui modelli
"Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio"