Lorenzo Pellegrini, centrocampista della Roma, ha parlato del suo futuro nel corso di un'intervista concessa al Corriere dello Sport.
Intervista a Pellegrini
Champions? Ce l’abbiamo fatta. La volontà c’è sempre stata, poi con Ranieri l’abbiamo sfiorata per un punto mentre nelle stagioni precedenti il distacco era un po’ più ampio, ma mai enorme. E, come negli anni di Tirana e Budapest, a un certo punto avevamo la corsa europea».
Tecnico? «Gasperini ci ha sempre creduto, ci ha trasmesso la sua grinta, e l’arrivo di Malen ci ha aiutato tanto. Ha davvero una qualità incredibile, è uno che fa la differenza. La felicità è immensa, per noi e per i tifosi, era frustrante dare tutto e non riuscire ad arrivare. È stata una liberazione. Siamo contenti anche per la proprietà che ha sempre investito tantissimo».
Stagione? «Un momento che ha cambiato tutto per me: il gol al derby. Lo metto tra i più belli con la maglia della Roma, forse uno dei primi due».
Futuro? «Io al destino ci credo, se ti impegni le cose belle tornano indietro. Da quando mi sono operato, credetemi, non c’è stato giorno in cui io non mi sia allenato, a volte anche tre volte al giorno. E che succede? Succede che gioco la mia prima partita dopo quattro mesi e mezzo di infortunio, al derby, titolare, perché il mister mi dà questa opportunità e faccio gol. Ero emozionato, felice, appagato. Ho pianto. Non ho preparato quella partita in una settimana, ma in tutti i mesi precedenti. E non perché era il derby, per quanto è sempre bello segnare contro di loro, ma per tutto quello che c’era dietro».
Carattere? «Sono timido? Parlo poco? Chiuso? E pazienza. Io sono così. Ma perché devo far finta? Io dimostro quello che sono con la mia famiglia, con i miei figli e nel mio lavoro. L’amore per la Roma lo mostro in campo, a Trigoria, non certo con un post in più o in meno. Mi pesa a volte essere giudicato male? Sì. Ma sarebbe più pesante fingere di essere chi non sono».
Nazionale? «Non so se sarei stato convocato, Gattuso è stato onesto con me quando abbiamo parlato, ho capito perché poi ai playoff non mi ha portato, ha puntato sul gruppo che era arrivato fin lì. Io avrei continuato con lui anche dopo l’eliminazione con la Bosnia».