La Serie A è il campionato in cui si segna di meno: la stagione che ormai volge al termine è stata caratterizzata, soprattutto nella sua fase iniziale, da partite a basso punteggio e pochi gol firmati dai centravanti, alcuni dei quali sono poi cresciuti di condizione e performance nel corso dell’anno. Scopriamo insieme l'analisi nel dettaglio dal sito della Lega Serie A.
Indubbiamente ciò non è bastato a evitare qualche record negativo: delle ultime 6 stagioni, la 2025/26 potrebbe passare alla storia come quella con la media di Gol Attesi per partita più bassa e come quella con il capocannoniere con meno gol all’attivo dal 1990/91 (in quella circostanza, vinse il titolo Gianluca Vialli con 17 reti in un campionato a 18 squadre).
Osservando i numeri e confrontandoli con i cinque principali campionati europei, la nostra lega è quella con la media più bassa di reti a incontro, a più di un gol di distanza dalla Bundesliga, primatista nel calcio europeo di primo livello.
A cosa si deve questo divario? Di baricentri e Field Tilt abbiamo già parlato nelle scorse settimane, e indubbiamente sono due aspetti che influenzano il risultato finale: i numeri dicono in effetti che per quelle squadre che puntano al mantenimento della categoria, un approccio più conservativo tende a premiare sulla lunga distanza.
L’importanza delle palle inattive
Forse anche per questa ragione, sempre più determinanti stanno diventando i calci piazzati: sempre considerando i campionati a partire dal 2020/21, quello attuale è quello che presenta la percentuale più alta di reti realizzate su palla inattiva. Con ancora 5 giornate da portare a termine, è già stato raggiunto il numero totale di reti da sviluppo di calcio piazzato della scorsa stagione, e addirittura superato quello della stagione 2022/23. Ma ciò che attira maggiormente l’attenzione è la crescita dell’incidenza dei calci da fermo da una stagione all’altra, che ha toccato il picco di oltre il +16% nella stagione in corso.
Centravanti, mancano i gol
La grande rilevanza attribuita alle palle da fermo può indirettamente rappresentare una delle concause del minor numero di reti segnate dalle punte. L’analisi incrociata che proponiamo ci permette di esaminare i trend dei ruoli più frequentemente presenti nei tabellini delle partite di Serie A nelle ultime 6 stagioni: la percentuale di gol realizzati dai centravanti è in calo costante, mentre sempre più determinante è il contributo di centrocampisti centrali e difensori centrali.
Se quindi in valore assoluto risalta in modo evidente l’aumento delle contribuzioni realizzative dei centrocampisti – sempre più invasori “à la McTominay” – ancora più forte è quel +68% che quantifica l’effettiva impennata dell’incidenza dei gol segnati dai difensori centrali.
Quello delle difficoltà in zona gol degli attaccanti è un argomento che trova risposte sia nelle motivazioni tattiche che nelle qualità individuali. Da un lato, molte squadre schierano come centravanti calciatori con caratteristiche più adatte al gioco corale o legate allo svuotamento dello spazio, poi riempito da esterni o mezz’ali, piuttosto che veri e propri uomini da profondità e da area di rigore.
Dal punto di vista tecnico, è poi indispensabile sottolineare come nelle ultime stagioni sia in costante aumento il numero di tiri necessario in media per segnare: in questa stagione, stiamo ritoccando in negativo il dato del 2022/23, e tornando a far impennare un trend che nelle ultime due annate pareva in leggero calo. E’ quindi innegabile che, se da un lato i portieri si ergono spesso a protagonisti, anche i “tiratori” hanno le loro responsabilità in termini di scarsa precisione sotto porta.
Cinque giornate per rimediare
A conferma di quanto scritto, c’è un altro dato che occorre sottolineare: solo 3 compagini della Serie A presentano un rapporto positivo fra gol e gol attesi: si tratta di Inter (+5,4), Sassuolo (+3,5) e Udinese (+0,43). Vale a dire che solamente queste 3 squadre sono riuscite a massimizzare la propria resa offensiva in base a quanto realmente prodotto: per tutte le altre, tale indice è negativo, a ulteriore rinforzo della tesi secondo la quale la scarsa produzione offensiva che stiamo constatando in questa stagione è direttamente proporzionale alle difficoltà individuali in termini realizzativi.
Al momento, sono solo 9 i giocatori in doppia cifra realizzativa dopo 33 settimane di campionato: lo scorso anno erano 12, e non erano mai stati così pochi nelle ultime 11 stagioni. Ci sono ancora 5 giornate da giocare: un margine di tempo risicato per provare a raddrizzare la situazione rispetto a quanto visto finora.