Intervistato ai microfoni de La Gazzetta dello SportAlberto Aquilani ha parlato così della sua stagione al Sassuolo e dei tecnici che lo hanno formato negli ultimi anni. 

Sassuolo, le parole di Aquilani

IDEE E PRINCIPI - "Il calcio è fatto di tante sfumature. Ogni allenatore ha un metodo e una linea che deve essere riconosciuta dalla squadra. Si tratta di creare un'identità, una condivisione quotidiana e la convinzione che quella sia la strada che porta al risultato. Conta come occupi il campo, non tanto il modulo. Ci sono principi che dipendono dalle caratteristiche dei giocatori. L'idea è avere il controllo quando si può, ma bisogna anche sapere come difendersi".

GLI ALLENATORI - "Jorge Jesus mi ha acceso la lampadina, mi ha trasmesso il bisogno di approfondire e studiare il calcio. Spalletti, invece, mi ha lanciato e in cinque anni alla Roma si è sempre evoluto, lasciandomi qualcosa ogni volta. Allegri e Benitez? Al Milan ho visto una gestione di altissimo livello di uno spogliatoio pieno di campioni. Benitez, invece, mi ha fatto comprendere aspetti del ruolo di manager che prima non conoscevo".

IL SASSUOLO, BERARDI E I GIOVANI - "Mi riconosco nei valori di questa società. Qui avevo già giocato e conoscevo lo spessore umano dell'ambiente. Se metto in campo un giovane è perché penso che sia bravo e che possa aiutarmi a ottenere risultati. La valorizzazione è una conseguenza. Ho trovato una squadra volenterosa e curiosa. Siamo un cantiere aperto e il mercato deve ancora decollare, ma è una situazione normale in questa fase. Berardi ha sposato questo progetto e mi aspetto tanto da lui. Lo considero diverso dagli altri. Matic? Quando ha parlato di Europa stava scherzando, però l'ambizione deve far parte del nostro modo di essere. È un veterano che ha ancora la curiosità di un ragazzino".