Gabriele Gravina, ex presidente della FIGC, ha parlato nel corso di un'intervista concessa al Corriere dello Sport tornando sulla mancata qualificazione ai Mondiali.
Intervista a Gravina
Giovanili?
«Siamo ultimi in Europa per minutaggio degli Under 21. Aggiungo un dato: il Portogallo, che due anni fa abbiamo battuto 3-0 nella finale Under 17, ha prodotto 14 calciatori con 200 presenze nelle prime squadre. I nostri? Giocano in 8 e appena 83 gare. Siamo campioni del mondo nel disperdere il talento che faticosamente costruiamo».
Cosa si può fare per tutelare i nostri giovani?
«Le idee fantasiose che circolano sono tutte contrarie alle normative europee sulla libera circolazione. Si può lavorare sugli incentivi e sperare in un accordo con i club».
Lunedì si va al voto. Che federazione lascia?
«In ottima salute e con una progettualità avanzata, nonostante le tante aggressioni subite che mortificano non solo il lavoro di una governance con il 98,7% di consensi, ma anche gli 1,4 miliardi di gettito fiscale assicurati dal calcio al Paese».
Ma la nazionale non va al Mondiale dal 2014.
«Continuiamo a pagare un conto salato, anche con la sfortuna. Ma come ha detto il presidente del Coni, Buonfiglio, un risultato sportivo non crea i presupposti per un commissariamento».
Si è sentito bersaglio?
«Spesso. Mi sono dimesso perché non potevo continuare questo braccio di ferro per difendere una posizione personale».
Il suo impegno da vicepresidente Uefa?
«Continuerò a lavorare sulle competizioni, ma anche sulla mutualità e sulla solidarietà di un sistema che rischia di scollarsi».
La riduzione delle squadre professionistiche può essere la soluzione alla crisi economica?
«È una delle soluzioni. Connessa ai meccanismi di promozione e retrocessione. Ogni stagione 9 club passano dai dilettanti ai professionisti. Tra questi, 7 ora rischiano di non avere uno stadio. La B cambia 7 squadre ogni volta, è il 35% dell’organico».
Lunedì sarà Malagò contro Abete.
«Sono due ottimi dirigenti e la Figc in qualsiasi caso resterà in buone mani. Il vento dell’opinione pubblica lo sento, ovviamente».Se lei fosse Mancini cosa farebbe per tornare?
«Mancini chiese a me di riprendere un percorso interrotto. Ma avevo già scelto Gattuso, che per me sarebbe dovuto rimanere dopo la Bosnia. La scelta del ct spetta al mio successore».
Baldini è piaciuto agli italiani.
«Molto. Ma bisogna valutare le conseguenze di certe scelte. Lui ha come focus la qualificazione olimpica, dobbiamo stare attenti a non rovinare un progetto costruito con visione».
Di quale conquista va più orgoglioso?
«La prima è aver fatto ripartire il calcio dopo il Covid. Ma come posso non citare la vittoria dell’Europeo, la costruzione della filiera giovanile, il piano industriale, il nuovo codice di giustizia, il riconoscimento del professionismo femminile e la divisione paralimpica?».
Un errore che non rifarebbe?
«Dovevo andarmene prima, già a giugno-luglio 2025, una volta constatato che ogni tentativo di riforma si sarebbe arenato».