Intervistato da SportWeek, il giocatore dell'Udinese Nicolò Zaniolo ha tracciato un bilancio della sua prima stagione in bianconero sottolineando l'importanza del suo approdo in Friuli dopo tre anni non semplici. 

Udinese, le parole di Zaniolo

"Sono sempre stato un bambino, e poi un ragazzo, pieno di energia. Ero a duemila all’ora tutto il giorno. Per i miei è stato veramente molto difficile tenermi a bada, tant’è che mi facevano praticare ogni tipo di sport per stancarmi e scaricarmi. Sulla fronte si vedono ancora i 15 punti di sutura che mi misero dopo due brutte cadute. La prima cicatrice risale a quando andai a sbattere col triciclo contro l’angolo di una parete, la seconda è il risultato di una botta contro una panca di marmo.

Equilibrio è una parola che ho imparato a conoscere e capire col tempo. Anni fa ero molto emotivo, istintivo, umorale. Quando le cose andavano bene ero al settimo cielo, anche troppo; viceversa, se andavano male mi sentivo tanto giù. Oggi, quando mi gira bene, non penso di essere diventato chissà chi; nei momenti negativi, non mi abbatto più di tanto. L’equilibrio è fondamentale nel calcio come nella vita e io sono sulla buona strada.

Non mi sono mai fatto aiutare. Non mi piace andare a raccontare i miei problemi a gente che non conosco e di cui istintivamente non mi fido, con tutto il rispetto per i professionisti. Ho sempre parlato con la mia famiglia, con le persone che mi stanno accanto e mi vogliono bene, ma l’equilibrio l’ho raggiunto passando attraverso gli errori che ho commesso. Arrivi a un certo punto che ti guardi allo specchio e chiedi a te stesso: ‘Cosa vuoi fare nella vita? Continuare a essere il solito ragazzino e un eterno incompiuto? Oppure vuoi cominciare a farti vedere dagli altri non soltanto come un giocatore forte, ma che ha pure una testa pensante?’. Oggi ho due figli piccoli e per loro sono un esempio come mio padre lo è stato per me. Non potevo continuare in una certa maniera e dovevo trovare una soluzione a certi miei comportamenti sbagliati.

La maturità viene con gli anni, le esperienze - positive e negative - gli errori. Io, alla completa maturità, ancora non sono arrivato. Oggi ho 26 anni e sento dire che Zaniolo è maturato, è migliorato. Io sono consapevole che sto facendo dei miglioramenti, ma non si smette mai di imparare e di maturare. Certi errori non si ripeteranno, ma non mi sento ancora un uomo maturo”. 

La rinascita a Udine

“In questi ultimi anni non ho reso abbastanza, è vero, ma per colpa esclusivamente mia. D’altra parte, l’amore te lo devi conquistare con le prestazioni in campo e gli atteggiamenti fuori. Non credo che, al mio primo giorno a Udine, tutti mi amassero. Su di me c’erano un po’ di dubbi e perplessità, erano comunque 2-3 anni che giocavo poco o niente, l’etichetta che mi portavo dietro non era positiva, ma fin dall’inizio ho promesso che avrei sudato la maglia come mai e il resto, amore compreso, è venuto di conseguenza.

A Bergamo mi ero appena operato al piede, quindi sono arrivato in ritardo di preparazione. Con Gasperini c’è stato un rapporto di stima, è uno dei più forti allenatori in circolazione, ma in quel momento mi chiedeva troppo. Mi sono trasferito a Firenze dove ero già stato, dunque pensavo di essere nella mia comfort zone, ma non è andata bene neanche lì. Il perché non lo so”. 

Zaniolo su Di Francesco, Ranieri e Mourinho

“Di Francesco: visionario, perché mi ha fatto esordire giovanissimo in Champions contro il Real. Visionario fu anche Roberto Mancini, che mi portò in Nazionale quando ancora non avevo esordito in A. Ranieri: leggenda. Per Roma e per la Roma. Mourinho è il maestro. Con lui mi sento ancora adesso. Sembra sapere ancor prima della partita quello che potrebbe succedere e tante volte le sue previsioni si rivelano esatte. E poi è umile, incredibile se si pensa alla sua fama”. 

Il cambiamento di Zaniolo

“Forse sono diverso. Prima ero un giocatore più istintivo, più di forza, di gamba, di scatto, giocavo meno con la squadra. Ora mi ritengo capace di fare la scelta, la giocata più giusta, aggiungendo una rincorsa in più per aiutare il compagno. Sono più razionale. Quale preferisco, tra il giocatore di adesso e quello di prima? Quello di adesso.

Sono giovane, sono felice a Udine, sono tornato a divertirmi, ad amare il calcio dopo che negli ultimi anni l’avevo un po’ messo da parte perché mi stava dando solo delusioni e lo vivevo come un’angoscia. Oggi non penso a quello che sarà, ma a quello che è. E mi basta”.