Dopo l'addio all'Inter Francesco Acerbi è attualmente svincolato, in cerca di una nuova squadra e motivato a proseguire la propria carriera calcistica. Ai microfoni di SportMediaset una lunga intervista in cui parla dell'esperienza nerazzurra, prospettive future e non solo.
Acerbi e il futuro dopo l'Inter
"Guarda, è stata un po diversa dalle altre, ma penso una delle più costruttive. È stata intensa sotto tanti punti di vista: non è stata un'annata in generale facilissima anche se hai vinto due titoli però molto utile. È stata un po' altalenante, dei momenti difficili però sono molto anche orgoglioso di me stesso, anche per come ho fatto l'anno sotto ogni punto di vista. All'inizio dell'anno sono successe cose che è giusto non dire. Da lì comunque non ho mai mollato, ho sempre cercato di dare il massimo in ogni circostanza in ogni allenamento, di aiutare la squadra nei momenti di difficoltà. Ovviamente non solo io, ci siamo fatti forza a vicenda per uscire da questi momenti duri, che ci sono stati anche se abbiamo vinto due titoli. Soprattutto dopo l'eliminazione in Champions, abbiamo fatto un paio di mesi, da gennaio a prima della sosta della Nazionale, in cui non stavamo più giocando, non eravamo noi, non riuscivamo a stare in campo, eravamo mentalmente stanchi. Poi siamo riusciti a reagire: la vittoria con la Roma, poi quella col Como che ha chiuso definitivamente il campionato. Perché poi non c'è stata una vera diciamo rivale quest'anno: c'è stato un po' il Milan, il Napoli ha perso molti punti, la Juve ha fatto fatica già dall'inizio... quindi non c'era una che poteva starti dietro perché nel momento che qualcuna ci provava perdevano anche loro punti. Quindi alla fine questo campionato è stato abbastanza tra virgolette tranquillo anche se abbiamo avuto dei momenti comunque non facili".
FUTURO - "Io sto bene e voglio ancora giocare. Non ho in mente di fare altro ma voglio andare avanti con molta serenità perché so di aver dato tutto quello che avevo. Con l'Inter mi sono lasciato bene: non ho nessun rimpianto. Anzi sono molto orgoglioso di questi quattro anni: di come sono arrivato, come me ne sono andato e quello che ho fatto. Se ho già immaginato qualcosa in particolare? Per ora no. Vediamo cosa arriva poi valuteremo con la mia famiglia. Cosa posso dare? Ho esperienza e motivazione. Magari un po' di esempio in campo su come ci si deve allenare. A 38 anni ho ancora la voglia di un ragazzino: io voglio giocare. Se volevo fare per dire il mister quest'anno avrei iniziato. Poi sarà il mio mestiere, però adesso ho ancora voglia di andare avanti a certi livelli per 2/3 anni".
RAPPORTO CON INZAGHI E CHIVU - " Chivu è stato un giocatore importante, ha vinto. Poi sai, da allenatore veniva dai quattro mesi del Parma, poi arriva all'Inter dove negli ultimi anni si erano fatte finali di Champions, vinto il campionato... Non ha voluto strafare: la squadra era quella, il modulo era quello. Ha provato a gestire il gruppo. Tra virgolette ci dava tante libertà sui giorni liberi: sapeva quando eri un po' stanco, cercava di dosati perché anche sa che sono tante partite. Poi comunque abbiamo cercato di dargli una mano perché non è facile venire all'Inter, hai un peso sulle spalle importante. Il gruppo quest'anno secondo me ha fatto uno step mentale perché è grazie al gruppo, l'ho detto anche ai miei compagni, se poi hai vinto quello che hai vinto. Il gruppo quest'anno ha fatto la differenza: con altre dinamiche interne non avresti vinto. E quindi sono molto orgoglioso di me e soprattutto dei miei compagni. Poi ovviamente Chivu ci ha messo anche del suo. Alla fine tutti insieme siamo riusciti a vincere. Io giocavo, lui allenava. Mi sono messo a disposizione. Io, per dire, voglio bene anche a Inzaghi però sono quei rapporti che tu sei l'allenatore, io sono il giocatore. Simone mi ha dato molta fiducia ma io l'ho ripagata altrettanto. Questa è la cosa che poi ti porta rispetto reciproco".