Stagione travagliata quella di Jamie Vardy alla Cremonese. Oltre la retrocessione, l'attaccante inglese ha faticato ad ambientarsi con la Serie A e con l'Italia. 7 gol e 3 assist in 29 partite a 39 anni non sono pochi, certo, ma non abbastanza per trascinare la Cremonese verso la salvezza.

Vardy ha inaugurato il proprio podcast, "Jamie Vardy's Having A Party", durante il quale insieme alla moglie e al conduttore Manish Bhasin, ha raccontato la sua esperienza italiana. 

Le parole di Vardy

Sul calcio italiano:
"Com'è il calcio italiano rispetto a quello inglese? È molto più lento, più difensivo. L'allenamento è continuo: corri, corri, corri. Poi vai in partita e, letteralmente, non hai più niente da dare. Non è bello quando hai 38, 39 anni, vero? Ma non solo per me. Qui funziona così. E il direttore sportivo ha voce in capitolo su tutto, è pazzesco"

Un esempio:
"In vista della partita contro il Bologna abbiamo fatto quello che facciamo di solito in Inghilterra. Quindi abbiamo avuto un giorno libero dopo la partita. Tutti sono entrati in campo freschissimi, e abbiamo vinto per 3-1. Tutti erano euforici. Quindi nella mia testa pensavo: 'Bene, continueremo così'. E invece… no, siamo tornati ad allenarci tutti i giorni, perché 'questa partita è davvero importante'. Ma come? Tutte le partite lo sono, non c'è differenza, almeno questa è la mia mentalità

Sul trasferirsi in Italia:
"Se devo essere onesto, trasferirsi all’estero con una famiglia è davvero, davvero difficile. Com'è stato tornare? Molto bello, a dire il vero. Ovviamente avevamo già riportato i ragazzi indietro. È stata una lotta. Davvero. E mi sono anche sentito molto in colpa. Do il meglio di me quando mi diverto. Devi farti una risata. Mi faccio una risata da sempre, anche quando facevo panchina nelle serie minori. Quando non ho mai mollato, e ne è davvero valsa la pena. Il calcio mi ha salvato. Ho un pulsante di autodistruzione, avrei potuto prendere una direzione completamente diversa, magari trovarmi ad Alcatraz..."