32 partite, 5 gol ed un assist: questi sono i numeri di Federico Bernardeschi nella sua nuova vita a Bologna. Dopo il rientro in Italia al termine dell'esperienza in MLS, il classe 194 sembra aver trovato nuova linfa in Serie A alla corte di Vincenzo Italiano.
In un'intervista alla Gazzetta dello Sport il classe 1994 ha parlato della sua scelta, della stagione in maglia Bologna e degli obiettivi. Di seguito le sue parole.
Le parole di Bernardeschi
Sul rientro in Italia:
"Ho trovato un calcio diverso, adesso anche le squadre più piccole sono molto più attrezzate, la tecnologia sta aiutando tutti e tutti hanno un’organizzazione. Si percepisce dal fatto che non c’è mai una partita scontata: è una lotta ad ogni livello, dalla salvezza all’Europa"Sulla stagione in Italia e in Europa:
"Credo che la squadra abbia avuto una battuta d’arresto fisiologica dopo tre anni importanti, culminati con la vittoria della Coppa Italia. Dovevamo avere qualche punto in più e stare un po’ più vicini al treno per le coppe, però l’Europa League ci può dare un vantaggio e noi dobbiamo cercare di approfittarne. Il primo step erano gli ottavi, ora che li abbiamo raggiunti vogliamo arrivare in finale"Sul derby con la Roma in Europa League, senza Dybala:
"Mi spiace per Paulo, lo avrei sfidato volentieri, anche se il suo sinistro è sempre meglio non averlo contro… Però ci saranno tanti amici azzurri che rivedrò volentieri. Quando sono arrivato alla Juventus chiesi di poter avere la maglia numero 10, mi dissero che ero troppo giovane e dovevo aspettare almeno un anno. Poi la prese Dybala, che era già al terzo anno in bianconero. lo avrei preferito affrontare una straniera, soprattutto perché da italiano sarei stato contento di portare due squadre più avanti possibile"Sulla competizione con Orsolini:
"In maniera molto serena. Fa parte del calcio, io sapevo che scegliendo il Bologna mi sarei giocato il posto con lui e viceversa. La competizione sana fa solo bene"Sui dubbi a tornare in Italia:
"Nessuno, anche perché mi conosco. Non sono andato in Canada per fare una passeggiata di salute, io prendo tutto con la massima serietà, anche se non nego che i soldi hanno influito per l’80%, il 20% è stata una scelta di vita. Mi sono sempre allenato e curato in modo maniacale, ho imparato da Cristiano Ronaldo quando eravamo alla Juventus a essere un professionista. A Bologna ho impiegato un mese in più per ricalibrarmi perché mi sono fatto male al ginocchio, saltando parte della preparazione. I miei numeri fisici erano alti anche in MLS, sapevo di essere competitivo"Su Bologna:
"Mi sento come se fossi qui da dieci anni, è un città pazzesca che vive in simbiosi con la squadra. Nello spogliatoio De Silvestri è il sindaco, un riferimento: appena arrivato mi ha dato la lista dei ristoranti e delle zone dove abitare. Italiano è un martello, esigente e diretto come piace a me. Per le mie figlie è stato un bel salto dal Canada, ma in un paio di mesi si sono ambientate. Frequentano la scuola internazionale e parlano inglese meglio dell’italiano. In giro incontro tifosi che mi mostrano la maglia con la scritta “rischia la giocata”: quella mia frase detta in un’intervista ormai è un cult"Sull'interesse di Gasperini:
"Sì, mi chiamò prima che andassi a Toronto e io fui tentato, ma poi feci una scelta diversa, non solo calcistica. Non sono pentito, però mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, sapevo che avrebbe potuto aggiungere un tassello alla mia carriera. La Roma invece mi cercò quando ero alla Juve, ma dissi no: stavo bene a Torino, lì ho ancora casa e sono vicino di Yildiz".