Walter Sabatini, ex dirigente tra le alte di Roma e Inter, ha parlato nel corso di un'intervista concessa a Tuttosport della corsa Scudetto e non solo.
Intervista a Sabatini
Scudetto? «Non è finito naturalmente, si sta direzionando verso una città, ma non possiamo ritenerlo concluso».
Un solo precedente, la Lazio di Sven-Göran Eriksson nel 1998/99, ha perso lo scudetto cos'. «Sia la statistica, che l’aritmetica fanno pensare a una soluzione chiara, però le partite bisogna giocarle. Sono tutte molto impegnative, non c’è più l’avversario cuscinetto col quale eri sicuro di vincere».
Domenica Como-Inter, ossia Fabregas contro Chivu. «Io sono un grande ammiratore di Chivu, l’anno scorso ha fatto una piccola/grande impresa col Parma, salvando la squadra, non ha fatto le barricate. E in questa stagione si sta confermando con l’Inter, che, mi lasci dire, in generale, gioca anche bene. Certo con Lautaro in campo, che è il profeta dei nerazzurri, tutto va meglio. Fabregas è il nuovo che avanza».
Delle sette partite che mancano è la più difficile per l’Inter? «Certo che lo è, parliamo di una partita durissima. Ovviamente può succedere tutto, entrambe le squadre hanno molte soluzioni tecnico-tattiche e i nerazzurri sanno perfettamente che il risultato determinerà l’esito del campionato. L’Inter gioca bene, il Como gioca bene, ecco la dimostrazione che c’è anche del buono nel nostro campionato».
Peccato per la Nazionale che nel Como siano tutti stranieri... «Questo al momento è un fatto».
Prestazioni degli interisti in Nazionale? «Non trovo che non stiano rendendo, perché stanno facendo tutti molto bene. Dopo è chiaro che se vai a giocare la partita, che è lo spareggio e lo perdi, seppure ai rigori, è chiaro che le prestazioni vengano macchiate dal risultato. Ora bisogna raccogliere le idee e ricominciare a lavorare su una prospettiva immediata per la nazionale. Ci sono anche buone cose in Serie A, calciatori molto evoluti e molto forti. E si fidi ci sono ottimi prospetti anche in B».
Cosa pensa dei fischi a Bastoni? «Non mi piacciono. Alessandro è un ragazzo molto solido psicologicamente, sarà aiutato dai compagni che gli hanno già dimostrato grande solidarietà e va sottolineata l’ovazione di San Siro nell’ultima gara».
Da dove nasce la disfatta di Zenica? «Noi abbiamo giocato con tutte le paure, il modo di vivere, la pressione enorme che gravava sui giocatori, mentre i nostri avversari invece sono scesi in campo catturati da un sogno, con leggerezza, efficacia e forza».
Il Napoli di Conte ha nuova linfa. «Devono provare a credere sino alla fine alla rincorsa. Ma lo faranno, guardate con quale sfrontatezza e con quale forza e efficacia è entrato in campo col Milan quello che per me è il più grande trequartista italiano, Politano. E poi c’è Conte che continuerà a lavorare sodo, sicuramente».
Cosa pensa dell’autocandidatura di Conte a ct? «Non avrei nulla da eccepire. Potrebbe essere sembrata una cosa arrogante, ma io l’apprezzo, è un atto di coraggio in questo momento».
Se le proponessero un ruolo stile ds della Nazionale, cosa risponderebbe? «Non ci ho mai pensato, però le dico che come idea generale potrebbe essere l’inizio di una nuova struttura, che avvicinerebbe l’Italia al modello di squadra permanente, senza limitarla a rappresentativa dell’ultimo momento. La nazionale deve esistere tutti i giorni. Un direttore sportivo potrebbe essere il collagene per la costruzione di un gruppo permanente».