Dopo i successi di Messico e Corea del Sud c'è attesa per le prossime due partite dei Mondiali che vedranno scendere in campo Canada e Stati Uniti d'America.

L'attaccante statunitense e del Milan Christian Pulisic è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport in vista del debutto contro il Paraguay (fischio d'inizio alle 3 italiane di sabato 13 giugno) rivolgendo pensiero anche al club rossonero.

USA, le parole di Pulisic

“Posso solo dire che il Milan è un grande club e penso che sistemeranno tutto… Alla fine, sono sicuro che andrà tutto bene e la squadra tornerà lassù dove merita. In questo momento, però, il mio focus è qui in America. Sono in contatto con alcuni dei ragazzi. Ci siamo sentiti e mi hanno anche semplicemente fatto gli auguri per il Mondiale. In generale, ho tanti amici molto stretti in Italia con cui parlo quotidianamente.

Ci sono tanti rossoneri qua… Non penso al fatto che potremo affrontarci, ma auguro a tutti il meglio. Ad esempio, ho sentito Santi (Gimenez, ndr), il primo a scendere in campo con il Messico. È stato lui a rompere il muro dell’emozione”. 

Il rapporto con Pochettino

“Io lo vedo solo come il mio commissario tecnico, qui e ora. Il nostro rapporto è buono, decisamente buono. Abbiamo avuto delle belle conversazioni negli ultimi giorni: so cosa mi chiede e cosa posso dargli. Penso che con lui ci stiamo preparando al meglio possibile per affrontare il torneo.

Non faccio paragoni, ma credo sia il primo allenatore sudamericano che ho in carriera. È stata una bella esperienza, una grande scoperta. Mi piace la passione, mi piacciono le idee di calcio che porta con il suo stile. Pretende grande energia e intensità continua in campo. Penso che ci stia dando soprattutto fiducia e convinzione nei nostri mezzi. La convinzione di poter affrontare squadre forti senza paura. Ripeto, non abbiamo paura, questo è il nostro momento. Vogliamo essere una vera forza in questo Mondiale, capace di giocarsela con tutti”. 

Pulisic su McKennie

“Siamo davvero cresciuti insieme, ora siamo entrambi in Italia al top, io al Milan e lui alla Juve, ma soprattutto difendiamo ancora insieme la nostra Nazionale. Quando affronti una partita così importante, con la pressione dell’esordio in un Mondiale, ti aiuta guardarti accanto e vedere ragazzi che conosci da quando avevi 13 o 14 anni. Vuoi lottare come loro, non deluderli, coprirgli le spalle. È con questo spirito che arriviamo al Mondiale di casa”. 

Le emozioni del debutto e il ritorno al gol

"Si percepisce la stessa atmosfera da grande partita. Però, sotto certi aspetti, mi sento un po’ più rilassato, l’esperienza mi ha calmato e il fatto di essere a casa nostra aiuta. Ma poi penso di essere un giocatore migliore rispetto a 4 anni fa in Qatar: sono cresciuto molto sotto tutti gli aspetti, anche in Italia.

L’ho detto dopo l’amichevole col Senegal: era importante segnare, anche se non capivo perché si parlasse solo di questo. Adesso mi sono sbloccato e spero che ci si concentri su altro, su questo momento storico di fronte a tutti noi, che sembra così folle, quasi surreale. Questi momenti, noi calciatori americani non li dimenticheremo mai. Ma adesso l’obiettivo si chiama soltanto Paraguay, ottima squadra: servirà lottare davvero ma, se dovessimo vincere subito, però, manderemmo un segnale forte al girone".