In una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il difensore della Juventus Bremer ha parlato delle sue condizioni in vista della prossima stagione soffermandosi anche sul rapporto con il club bianconero.
Juventus, le parole di Bremer
"Sto bene. Ovviamente non sono ancora al top, visto che ho cominciato più tardi la preparazione. Ma tornerò presto in condizione, sento che la strada è giusta. Il primo anno dopo l’infortunio è sempre difficile. Io non credevo a questa cosa. E pensavo di poter essere un’eccezione. Però la realtà purtroppo è questa. Il lato positivo è che adesso tutto procede bene, il mio corpo risponde come deve: me ne accorgo perché il recupero da uno sforzo è molto più veloce rispetto ai mesi scorsi. Adesso mi serve solo un po’ di continuità. Mi servono le partite.
La fase peggiore non è stata l’incidente ma il post recupero, dopo 9 mesi. Al rientro ero convinto che fosse tutto passato: invece era solo l’inizio di un altro percorso, quello che mi avrebbe riportato a essere il calciatore di prima. Sono sicuro che raggiungerò l’obiettivo. Ma ne sono sicuro oggi. Non è stato sempre così. Ci sono state situazioni di gioco in cui ho temuto di non farcela. Parlo della scorsa stagione: in campo la testa andava ma le gambe non l’assecondavano. Lì ho pensato: cavolo. Per fortuna mi sono fatto forza e ne sono uscito". L’hanno aiutata anche le sue passioni: la musica, intanto.
La delusione al Mondiale
"È stata comunque una bella esperienza. Era anche giusto che Ancelotti premiasse i calciatori che avevano conquistato la qualificazione. Pazienza. Sono ancora giovane e spero di essere protagonista nel 2030".
La Juventus di Spalletti
"Stiamo conoscendo meglio le idee di Spalletti. Torno alla parola di prima: è un percorso. L’obiettivo primario è tornare in Champions. Se sarà attraverso il campionato o l’Europa League non importa. Anzi, arrivarci attraverso la Coppa potrebbe essere più intrigante: significherebbe avere anche vinto un trofeo".
Quarto posto? Mi fa piacere chiarire questo punto. Io non ho pronunciato certe parole perché cercavo la scusa per andare via. Semmai provavo a rappresentare la mia ambizione: non mi accontento di chiudere la carriera con una Coppa Italia nella bacheca. Voglio di più e voglio che la Juventus torni ai livelli che le competono. Come ha detto Spalletti, siamo ancora un po’ lontani da questo traguardo ma stiamo mettendo dei mattoncini importanti per il futuro. Kolo Muani, Alajbegovic… E scommetto sul mio amico Douglas Luiz, che ha qualità da vendere e le dimostrerà.
Io non ho chiesto alla Juve di essere ceduto. Soprattutto in un momento difficoltà, sia per il club che per me, non mi verrebbe mai in mente di farlo. Sarebbe come scappare. Se un giorno mi separerò dalla Juve, magari quando sarò più avanti con gli anni, uscirò dalla porta principale a testa alta".