Non dimenticatelo, quel pallone. C’è stato un calcio padre, coi soliti vizi in tasca, ma meno distratto dalle cose superflue. Sandro Mazzola è stato uno dei simboli di quella paternità. Lui, che era figlio di una leggenda, seppe diventare degno di suo padre. Un uomo morto troppo presto pochi anni prima aveva fatto in tempo a diventare genitore di un altro prodigio. Valentino Mazzola è tra i più grandi calciatori della storia del calcio italiano, anzi, del calcio. Sandro Mazzola, figlio di Valentino, è tra i più grandi calciatori della storia del calcio italiano, anzi, del calcio.
Non ci fu il tempo di stringersi la mano da adulti, ma c’è stato quello per cui il campione dell’Inter ha saputo attraversare lo sport più seguito al mondo scrivendo un romanzo calcistico che avrebbe avuto poche storie in grado di pareggiarlo su quel terreno di gioco orfano di quell’aria apparentemente ostile degli allenatori putativi, a fare da padri soprattutto a chi padre non aveva. E quelle generazioni, per la guerra, gli stenti, malattie incurabili, ne avevano avute di padri mai conosciuti o perduti troppo presto.
In quella di Sandro Mazzola, in coppia col rivale amico di sempre, quel Gianni Rivera a raddoppio col numero 10 e con l’altro piede della leggenda, passano le righe di Molnár, lo sbuffo del gesso sopra l’erba, il luccichio pastello dei trofei dal design ancora da Belle Époque. In un campionario che sarebbe finito nella dimensione minore dei campi di periferia e delle giovanili meno attrezzate.
Il Magenta e il Camparino avranno per un istante fermato le macchine del caffè e la mano al banco avrà avuto un fremito di esitazione nella notte in cui qualcuno ha detto a voce bassa “Non c’è più”. Formula discreta dedicata a chi è stato grande e nemmeno c’è tanto bisogno di ricordarlo. Un sussurro tipico di quelle grandi città italiane che non amano i clamori. Gli scenari ideali per quelli come Sandro Mazzola.
Sandro Mazzola, due parole per il calciatore totale degli anni di prima ancora del calcio totale. Tecnica da fuoriclasse, confidenza col dribbling declinato a ripetizione e propensione al ripiegamento difensivo. Le note che contraddistinguono il grande calciatore da quello normale. Suonarle è una musica da sacrificio che negli anni di "Sandrino" metteva a confronto uomini e giocatori, spesso riassunti dentro la stessa persona.
A scuola non s’è mai potuto presentare qualcuno a chiedere mio figlio come va. Una sagoma che si è allontanata per sempre dentro la nebbia intorno a un terrapieno e a una basilica. “Lo incontro nei miei sogni”, dirà quel bambino adulto dalla memoria ricolma tutta da riversare dentro un tempo figlio e padre. Fortunati quei fotografi attaccati alle reti a prendersi le pallonate gentili di Sandro Mazzola. Di quel calcio ravvicinatissimo, coi sentimenti a debita distanza. Solo in apparenza.