Quando il Napoli gioca male emergono dei limiti che in questa stagione hanno codificato i difetti di un’annata più difficile di quanto si potesse prevedere. Mettendo per un momento da parte la decimazione da infortuni e alcuni danneggiamenti dovuti a decisioni arbitrali condizionanti nella fase centrale del campionato, non si possono ignorare dei risvolti che con la squadra seconda e ancora saldamente in Champions diventano dei paradossi.

Il Napoli vanta il quarto miglior attacco e la settima difesa. Se il primo dato si allinea alla filosofia di Antonio Conte, il secondo fa inevitabilmente crollare il teorema tutto fondato sulla solidità difensiva. Se l’anno scorso gli azzurri sono stati la miglior difesa tra tutti i campionati principali europei, quest’anno la retroguardia partenopea non sembra nemmeno poter arrivare tra le prime cinque di quelle italiane.

Nonostante i dati poco confortanti nel combinato attacco difesa, gli uomini di Conte restano comunque a un passo dalla qualificazione in Champions League. Il risultato, a conti fatti, maturerà quasi certamente grazie al periodo di maggiore emergenza. Dopo l’impossibilità di schierare la mediana con tutti gli uomini più importanti, il lavoro degli esterni, con Neres, Politano ed Elmas reinventato, aveva condotto il Napoli a lottare nuovamente per lo scudetto e a conquistare la Supercoppa. Poi l’infortunio di Neres, e non solo, ha consentito a Conte di scoprire il talento di Vergara, consentendo al Napoli di poter proseguire sulla strada di un gioco più brillante e imprevedibile.

Il Napoli s’è ritrovato dentro il malessere di un gioco macchinoso e sterile quando Conte è tornato sui passi di inizio stagione, schierando quella mediana folta e statica a tutti i costi, dimenticando di potersi nuovamente affidare alla spinta di Allisson (arrivato a gennaio per rivelarsi consolazione all’infortunio di Vergara), al lavoro di Elmas e alla maggiore incisività di Gilmour. C’è stato un Napoli che è stato dimenticato, a dispetto di quanto coraggiosamente raggiunto proprio grazie a certi uomini. 

Il rientro di alcuni calciatori, le polemiche con Lukaku, le voci su Conte e la nazionale, subito dopo la sosta, pausa maledetta per alcune squadre di club, hanno riportato il Napoli sulla fatica di un sistema di gioco vittima tanto dello stress di alcuni giocatori e tanto dalla rigidità della gestione di Conte. Quel 4-1-4-1, pure se adesso si mimetizza dietro una linea difensiva a 3 e agli ingressi a gara in corso di Allisson e di un Giovane ancora oggetto misterioso, ritorna indolentemente serrato in se stesso. Specchio, forse, proprio dell’animo del suo allenatore.