In questo primo scorcio di stagione, la Juventus ha disputato finora otto incontri ufficiali, con un ruolino di marcia tendenzialmente positivo, grazie alle cinque vittorie ottenute e ai due pareggi, mentre alla voce sconfitte si registra un solo passaggio a vuoto. Impegnati finora in sole due competizioni, la Serie A e l’Europa League, i bianconeri sono a punteggio pieno e in testa alla classifica della competizione continentale, mentre in campionato hanno già accumulato ben otto punti di ritardo dalla capolista Inter che, però, ha già giocato e vinto il proprio impegno della settima giornata. Quello che lascia un po' perplessi, fino a questo momento, è la differenza di rendimento, in termini di risultati, di Bremer e soci tra Europa e Italia 

La sensazione è, però, che la grande differenza sia dovuta soprattutto al tipo di avversari che la squadra di Spalletti si è trovata davanti finora. Se il pareggio contro il Milan era quantomeno "comprensibile", visto che, in ottica di obiettivi finali, bianconeri e rossoneri sono chiamati a lottare sullo stesso piano, i risultati ottenuti prima contro il Sassuolo e poi contro il Cagliari hanno lasciato molta amarezza negli ambienti juventini. Le formazioni allenate rispettivamente da tecnici più giovani, come Aquilani e Pisacane, hanno saputo sfruttare la poca fluidità del gioco juventino, creando spesso e volentieri un blocco basso che rendeva sterile il giro palla bianconero, per poi sfruttare la velocità dei propri attaccanti per ribaltare il fronte di gioco e creare contropiedi pericolosi quanto efficaci. In Europa, invece, la Juventus si è trovata ad affrontare due squadre che hanno provato a giocare la propria partita a viso aperto, senza alcun timore reverenziale e senza paura di prendere in mano il pallino del gioco, lasciando un po' più di possibilità ai bianconeri di costruire e finalizzare. 

Quello che invece sembra essere rimasto invariato è l'atteggiamento tenuto dalla Juventus. Fino a questo momento, Spalletti ha dovuto affrontare la prima parte di stagione in una situazione di emergenza quasi totale, trovandosi anche costretto a dosare le forze di quei giocatori finora «sopravvissuti» agli infortuni. Per beneficio d'inventario, è infatti doveroso ricordare che la Vecchia Signora non ha potuto schierare giocatori del calibro di Yildiz e Thuram, perdendo successivamente altri elementi importanti come Locatelli. A questi si aggiunge l'incredibile parabola del secondo portiere Grabara, costretto a salutare la stagione dopo appena una presenza. Al netto di queste parziali, per quanto importanti, attenuanti, la Juventus è apparsa finora una squadra ancora in fase di costruzione, costretta spesso e volentieri ad affidarsi unicamente alle iniziative personali dei suoi giocatori più talentuosi, come Conceição, Zhegrova e Nico Gonzalez, perché incapace di creare trame di gioco capaci di scardinare i blocchi bassi organizzati dagli avversari.

Se la Juventus vorrà tornare a lottare quanto prima almeno per la qualificazione alla prossima edizione della Champions League, il tecnico Spalletti dovrà porre rimedio a questa situazione il prima possibile. I bianconeri devono tornare a essere una squadra riconoscibile, con un impianto di gioco ben definito e capace di trovare le soluzioni adatte a ogni situazione di gioco che si troverà ad affrontare. Affidarsi al solo talento non è possibile: la squadra e il gioco devono essere al centro di tutto. Solo così anche i giocatori che attualmente sembrano più fuori contesto, come gli attaccanti Kolo Muani e Woltemade, potranno avere la possibilità di migliorare il proprio rendimento.

Finora non si può dire che la Juventus sia incostante, come potrebbero suggerire i risultati; anzi, è vero il contrario. La squadra è stata piuttosto costante nelle prestazioni offerte, ma questa costanza non è sufficiente per eccellere e dovrà tradursi in un salto di qualità già a partire dalla sfida di questa sera contro la Lazio.