Il primo mese di Serie A consegna alcuni numeri anomali, altri più frequenti. A costatazione della convivenza di equilibri diversi, per un calcio dai valori che in fondo fanno coincidere il dato numerico con quello della sua solidità tattica.

Mentre la vetta della classifica dice di un’Inter che nonostante sia tra le peggiori difese della parte sinistra della classifica occupa il primo posto insieme alla Roma. Un punteggio pieno condiviso in cui i nerazzurri primeggiano per attacco. Dopo quattro turni, a dispetto del dato per cui sono quasi sempre le migliori difese a conquistare la vetta. Alla vigilia dello scontro diretto è un aspetto che avrà presto risposta.

Quello che invece taglia la Serie A nel punto di maggiore fragilità del torneo è la zona bassa della classifica. Le ultime 5 (2 sono neopromosse) in questi primi 4 turni non hanno fatto registrare nemmeno una vittoria. 0 successi per un quintetto che in totale ha raccolto 4 pareggi. 2 delle 3 neopromosse sono a 2 punti in tutto. e, se si considera che Bologna, Parma, Monza, Genoa e Venezia hanno giocato senza quasi mai scontrarsi, i numeri dicono di un livello di resistenza al resto del campionato, sempre in questo primo scorcio, quasi nullo.

Il dato, che fa riflettere sull’attendibilità di un campionato a 20 squadre, con buona pace del movimento economico, anche in riferimento agli altri campionati europei, almeno quelli principali. In Premier League le ultime 4 sono a secco di vittorie. Il paradosso è che tra queste ci siano squadre come il Tottenham e l’Aston Villa. In Bundesliga, campionato a 18 squadre, le ultime 4 in 3 turni hanno totalizzato solo 2 punti. Nel campionato francese, anch’esso a 18 squadre, la classifica dice che in 4 turni le ultime 5 messe insieme fanno un solo successo. Tornando alle 20 squadre, in Spagna, le ultime 5 in 5 turni dicono di una sola vittoria.

Il dato complessivo, e quello del campionato italiano emerge ancora più particolare, fa riflettere sulla costante per cui, fatta eccezione della Premier (che ormai da anni vanta un livello di imprevedibilità ed equilibrio più alti), esiste una separazione troppo netta tra alcune squadre e il resto del campionato. 

A tenere banco è il dibattito se questa Serie A, e poi il discorso diventa sempre più complesso se allargato a livello europeo, sia da considerarsi più competitiva a 20 squadre. All’interno del sistema sono soprattutto i club meno potenti a sostenere la necessità di un campionato di massima serie al numero più elevato di squadre, nonostante lamentino differenze economiche che però non possono permettere che soccombano realtà cosiddette di provincia destinate all’assenza dal calcio di massima serie.

Due anni fa il consiglio di lega ha bocciato la proposta, votata favorevolmente da Inter, Milan, Juventus e Roma, di ridurre il campionato di Serie A a 18 squadre, soprattutto per ragioni legate al numero elevato di impegni nell’arco di un’intera stagione.

Una diversa distribuzione dei profitti, finanziamenti vincolati allo sviluppo dei settori giovanili e altri aspetti molto più profondi dovrebbero essere il tema fondante di una riforma del calcio che non sia sempre orientata all’aumento di profitti, ma alla riduzione di margini e differenze tecniche che, forse, renderebbero anche sul piano economico. Perché, probabilmente, la qualità e il livello di un torneo sportivo non sono soltanto una questione di numero di partecipanti.