Mille analisi non possono nascondere quello che è successo prima. La sconfitta di Milano, con alcuni errori riprodotti da quelli commessi in casa col Como, non giudica il Napoli per quello che è successo in campo e basta, ma per quello che ce l’ha portato.

La società è dentro una serie di ragioni che non trovano semplice definizione. La gestione virtuosa, piaccia o meno, non può più bastare a un club che è affezionato ai suoi limiti tanto quanto le giustificazioni avanzate per non aver mai provveduto a come superarli. Da un settore giovanile a una struttura societaria solida ed elaborata rispetto a un’idea di futuro e non a un passo costantemente rivolto a un’affermazione dalla vista corta.

Non è un caso che dopo il terzo e il quarto scudetto, in maniera diversa e con diverse intenzioni, il Napoli ha subito un depotenziamento dell’organico che adesso patisce infortuni, condizioni fisiche, vuoti e paradossi che erano già chiari alla fine della scorsa stagione e ai quali, pare, non è stato possibile provvedere. Alcuni acquisti sbagliati cadono nell’orologio del bilancio tanto come zavorra quanto come scusa per non agire. Due ipotesi comode e scomode al tempo stesso. 

La serenità di Allegri, che pare fare il paio con un’intenzione forse sottintesa di avviare questo Napoli dopo la sosta (settaggio alquanto rischioso e privo di senso), scivola su una dichiarazione che l’allenatore degli azzurri avrebbe potuto risparmiarsi. Probabilmente passata sotto silenzio, ma al limite del cattivo gusto e col motto di un distacco emotivo che sarà pure fisiologico e prevedibile, ma fa un rumore sgradevole per una tifoseria che rischia di doversi riabituare a qualcosa di meno entusiasmante rispetto agli ultimi anni. Proprio nell’anno del centenario. 

“Quanto l’Inter ha segnato il 3-2 mi è venuto in mente quando abbiamo vinto nel 2018 col gol di Higuain”. Il 2018 è un anno ancora vivo nei ricordi del Napoli. E mai del tutto digerito, al di là di tutto quello venuto dopo. Una sconfitta come quella subita con l’Inter, in quelle modalità e in queste condizioni, avrebbe meritato un altro genere di trattamento. Anche con le parole.

Se la classifica è ancora una classifica da inizio campionato, anche se i punti sono sempre 3, 1 o 0 alla prima come all’ultima giornata, da inizio campionato non possono essere un reparto offensivo che ha solo una prima punta (Lucca, col dovuto rispetto, al momento è un giocatore che non si sa che significato abbia), così come non possono essere da inizio campionato le indisponibilità a cui non si è provveduto di calciatori le cui condizioni, di varia natura, erano note da mesi. 

A Milano Allegri ha sbagliato alcuni cambi, l’ingresso di Badiashile ha decretato più l’imbarazzo di un calciatore in chiara mancanza di condizione che una scelta attendibile, prima ancora di sbagliare dichiarazioni nel dopo partita, ma quei cambi sbagliati sono stati determinati pure da un organico che pare affollarsi più di inutilità che di reale disponibilità. Il Napoli allo stato attuale dà l’impressione di essere una squadra che pensa di essere ma che non è. Un’induzione al convincimento dettata più dalle grandi cose viste in campionato nei due anni di Conte che in una concreta sostanza delle cose. E non perché siano stati un caso quei due anni, ma perché quei due anni alla fine sembra abbiano condotto a qualcosa affidato al caso.

C’è ancora da vedere, sì, ma a dover provvedere sarà quello che è stato visto fino a questo momento. Dovrà essere la squadra, un gruppo, un’intesa nuova a trovare la soluzione per se stessi. Una modalità verificata già altre volte. E qualcuno ricordi ad Allegri che adesso si trova ad allenare una squadra che tra un successo e l’altro ha avuto modo di respirare aria di attesa, a volte anche a causa di partite da non ricordare più.