Massimiliano Allegri allenatore del Napoli risuona come il rimbombo dopo il colpo all’unica certezza del mondo del calcio. Che non ci sono certezze. Ancor più che su Conte, pochi pensieri si sarebbero posati sopra questa ipotesi fino a un paio di anni fa. 

Una lunga commedia di rivalità e opposti ha dato luogo a quella che molti percepivano come un’impossibilità, un’incompatibilità probabilmente dettata più da un immaginario di contorno che dagli equilibri reali di un calcio che non disdegna di superare l’immaginazione.

Gli sviluppi in raffinatezza di Benitez, la teoretica ideologica del sarrismo, il 2018, l’affezione a un’idea di calcio poi divenuta paradossalmente ottusa, la venuta felice di Spalletti, le resistenze fiere a un calcio cinico e speculante, al limite della sopportazione morale, l’etica e l’estetica, l’intellettualismo per cui il bel gioco dovesse prevalere sulla necessità del risultato hanno imposto l’indigeribilità di possibilità altre, poi rotte in maniera altrettanto felice dall’arrivo di Antonio Conte.

Allegri rappresenta la forzatura definitiva a quella resistenza. A sfavore di telecamera, con innegabile, per molti, antipatia nel senso più stretto e ostile del termine, proveniente da quella zona d’azione in totale antitesi con l’aura autoconsacrata di chi professa la genuinità formale di un calcio che in questo momento storico può davvero poco definirsi tale. 

Allora nel bel mezzo delle autoconsacrazioni riemerge ancora una volta l’immunità di De Laurentiis davanti a ogni genere di condizionamento, almeno apparente. Dando al club e alla squadra l’unica forma di continuità possibile, almeno sulla carta, intrapresa dall’arrivo di Conte. Senza di lui, ma in prosecuzione di linguaggio. Con un allenatore molto più duttile per certi aspetti, ma ancora più sull’orlo del rischio per altri.

Nella stagione che inizierà subito dopo le celebrazioni del centenario azzurro, il Napoli si troverà davanti a una nuova inversione. Stavolta lontana dai risvolti altri, ma esclusivamente dentro l’aspetto tecnico. La virata iniziata con Conte raddrizza la rotta con Massimiliano Allegri. L’allineamento alle possibilità di affidarsi agli allenatori decorati dai successi e dal sistema schiuderà tanto la sfida più difficile per il diretto interessato, quanto metterà alla prova per l’ennesima volta l’atteggiamento spesso fazioso e di parte di una stampa, quella nazionale e quella napoletana, che si vedrà nuovamente costretta a cambiare giudizi e atteggiamenti. 

Da quel decimo posto l’uomo che ha più di tutti provveduto di non smettere mai è forse quello che ne ebbe maggiori responsabilità. Adesso De Laurentiis continua a dichiararsi in linea con delle scelte. Per non sbagliare più, per non cedere a tentazioni stravolgenti e pericolose, o per farlo con criterio. Se Allegri sia stato un errore o una scelta felice, potrà dirlo solo quello che succederà. L’unica incertezza affascinante ancora disponibile al mondo del pallone.