Ci sono esistenze in frazioni. Sotto attacco anche in tempo di pace. Sagomate dentro spazi e dimensioni dettate da altre misure. Quella di Alex Zanardi dovette abituarsi già quando la vita lo costrinse presto a conoscere il dolore interiore per la morte della giovane sorella, a causa di un incidente stradale. Prologo nero per quella che sarebbe stato tutto un seguito gravoso addosso a un uomo che avrebbe fatto i conti con le peggiori sollecitazioni.
Quel volto e quella posa serenissimi, manifesto di quell’entusiasmo quasi misterioso per quanto prodigioso, a ostinarsi sempre più nudo davanti alle prove severe, a tratti spietate, di un accanimento della sorte ogni volta in agguato per vincere quella forza costantemente in rigenerazione. A simbolo di nessuno sa quante persone impossibilitate a fuoriuscire da estreme e crudeli condanne. Il mondo nasconde un’infinità di angoli in cui vanno a spegnersi tanti Alex Zanardi che non hanno avuto la possibilità di restituirsi a quelle gelide sagomature.
Nonostante una carriera in cui è riuscito a raggiungere i più alti livelli possibili, Zanardi ha scritto la sua grande storia ancora di più allo stremo di quella che a un certo punto lo ha visto diventare come lo spirito del Molloy di Beckett, l’uomo vittima del decadimento, ma in grado di farne un perseverante strumento di palingenesi, senza resistere al peso inimmaginabile che certe condizioni possono imporre. Fuori dalla vita, ma senza mai perderla di vista. Dentro la malasorte, ma senza mai farsi soggiogare.
Alex Zanardi è e resterà un simbolo di quella versione ostile del vivere a cui un uomo può arrendersi o arrivare a rivolgersi. Senza chiedere spiegazioni, ma dando funzione e dignità a quello che manca. Laddove quel vuoto lasciato da una disgrazia si trasforma in una forma incredibile di potenza. E quello che una protesi può soccorrere in termini funzionali lascia spazio a un gesto assoluto per cui un uomo arriva a diventare giavellotto, che per gli antichi era simbolo dell’entusiasmo, del lanciare se stessi. Senza limiti e confini.