Questo Napoli è la dissoluzione. L’era De Laurentiis ha scelto il centenario per congedarsi dalla sua storia. Semmai ci si volesse distrarre da questo pensiero, i fatti non aiuterebbero. Mai il Napoli aveva avuto inizi così sconfortanti. Il secondo anno di Ancelotti? Non del tutto. col Napoli comunque agli ottavi di Champions. L’avventura, o disavventura, Garcia? Nemmeno. Perché il Napoli alla sera dell’esonero dell’allenatore francese ci arrivò comunque a ridosso della zona Champions.
Nell’annata del decimo posto, col senno di poi manifesto sospeso di quello a cui si sta assistendo adesso, lo scivolamento avvenne poco a poco, affondato in un finale che comunque decretò la delusione dopo aver nutrito qualche speranza nonostante tutto. Adesso no. Adesso è sconforto annunciato e perseguito.
Il Napoli di Allegri si è avviato male, è partito male, ha proseguito peggio e sta continuando a non dare il meglio. Affare prevedibile, almeno per chi ha voluto avere i piedi per terra, già da questa estate. Le cause e le ragioni sono state sviscerate. Ancora di più sta provvedendo la stagione. Inutile accanirsi.
Se a Torino doveva essere l’ultima occasione per rilanciarsi, il secondo tempo contro una Juve modesta ha detto di un Napoli ancora più modesto nello spirito. Se la decimazione dovuta agli infortuni è l’alibi maledetto che dura dalla scorsa stagione e quest’anno sembra ancora più intenzionato a perseguitare gli azzurri, tutto il resto è un effetto senza giustificazione.
Non si può giocare, o non giocare, un secondo tempo come quello visto nella gara più delicata di questo periodo. Un anonimato spento e in balia di se stesso ha detto chiaramente di lasciare perdere, di non credere a niente che non sia l’attesa che tutto finisca. Senza nemmeno confidare nel futuro, se a comandarlo sarà ancora questa proprietà che non si capisce se sia ricca o no. Se disponga di risorse o no. Talmente virtuosa da guardare gli investimenti degli altri spezzare una classifica di un campionato dove un gruppo scappa e un altro è incapace di opporre resistenza.
Venezia, Roma, Monza e Juve 4 punti. Una quasi media retrocessione in un segmento di appuntamenti a cui faranno seguito il Porto in Champions e la Lazio in campionato. Senza tanti giocatori, senza forze e senza idee. Il Napoli del centenario, dei quarant’anni di distanza dal primo scudetto, è un Frankenstein depresso e immalinconito. Pezzi di qualità cuciti a rappezzi. Giocatori importanti che non trovano la strada per dare la guida e altri modesti che qualcuno ostina a spacciare per possibili ripari a cui ancora porre rimedio per non farli finire nel segno negativo. Di negativo, ormai, hanno già troppo.
Un’inquietudine più volte sostituita dalla volontà di confidare si fa sempre più spazio. Tutto passa. e sarebbe stato meglio capirlo prima, provvedendo. Invece di ridursi alla prossima forma di ostinazione, in cui qualcuno si atteggerà come atteggiatosi in tante trattative da osso duro. Mai arrivi il momento in cui qualcosa si stanchi di se stessa. Il Napoli sta rischiando seriamente questa condizione.