Tanto tuonò che piovve. La crisi della Juventus si è aperta definitivamente nel primo turno infrasettimanale del campionato di Serie A 2026/27. I bianconeri non venivano da un periodo molto felice, in cui la vittoria sul Lecce aveva dato solo un po' di respiro alla classifica, ma non all'ambiente. Le prestazioni non erano state di certo all'altezza delle aspettative e anche diversi risultati avevano lasciato piuttosto insoddisfatti. La roboante sconfitta subita dalla Lazio aveva aperto le prime crepe, arginate poi dai tre punti conquistati contro i giallorossi pugliesi. Il nuovo risultato negativo, arrivato mercoledì sera nella sfida esterna di Marassi con il Genoa di De Rossi, ha però fatto precipitare la Juventus nella sua prima crisi stagionale.
La reazione di tecnico e società è stata unanime e inequivocabile. Squadra in ritiro per preparare la delicatissima sfida di questa sera contro il Napoli del grande ex Massimiliano Allegri. La formazione di Spalletti si presenterà a una delle gare più classiche e più sentite del nostro campionato in una situazione di enorme fragilità emotiva. Una condizione che raramente si era vista nella storia ultracentenaria del club. Un esempio lampante della confusione che regna in casa Juventus si è avuto proprio durante la sfida contro il Genoa: a inizio ripresa i bianconeri si erano dovuti incaricare di una rimessa dal fondo, ma un'incomprensione tra Cambiaso e Vicario aveva regalato un calcio d'angolo agli avversari, in un'azione ai limiti del grottesco.
L'alibi del gran numero di infortunati va ovviamente tenuto in considerazione, soprattutto in un periodo come questo, caratterizzato da una grande quantità di impegni. Tuttavia, l'approccio alla gara dovrebbe essere comunque positivo, anche quando la qualità del materiale umano a disposizione è inferiore alle aspettative. Invece, contro il Genoa si è vista una squadra molle, praticamente mai capace di reagire al maggior furore agonistico degli avversari. Un match in cui la Vecchia Signora si è ritrovata in balia delle scorribande di Baldanzi, degli scatti di Osmaijc e della solidità granitica di Frendrup. Una partita in cui Douglas Luiz è sembrato quasi ammutolito di fronte alla capacità di corsa degli avversari, per tacere delle prestazioni nettamente insufficienti di tutto il reparto arretrato. Come già detto, Cambiaso sembrava aver visto alcuni dei suoi compagni per la prima volta in vita sua. Lucumì è stato una lontana e brutta controfigura del giocatore sfrontato e provocatorio a cui eravamo abituati con la maglia del Bologna, mentre Kalulu era talmente in confusione da non sapere cosa fare in nessuna fase di gioco. Infine, Bremer è apparso talmente stanco da non riuscire a sfruttare neanche tutta la sua fisicità per arginare le folate avversarie.
La sfida di questa sera rappresenta dunque un punto di svolta fondamentale per la stagione della Juventus. Se i bianconeri riusciranno a reagire, allora si potrà sperare in un calo delle avversarie per rientrare nella corsa Champions; in caso contrario, si dovrà già trovare una definizione per descrivere negativamente l'annata della formazione di Spalletti. Soluzioni semplici all'orizzonte non sembrano esserci. L'ennesimo cambio di allenatore potrebbe essere unicamente un palliativo a corto raggio, ma la sensazione è che il lavoro da fare sia molto più in profondità. Da oggi in poi, Bremer e soci dovranno dimostrare di essere grandi uomini prima di essere grandi giocatori. Mettere le cose in chiaro tra di loro potrebbe essere il primo, fondamentale passo per riaddrizzare la situazione.