Rudi Garcia è stato accolto come una scelta a sorpresa. Un impulso di irrazionalità per spiazzare il passato recente e glorioso che senza Spalletti non avrebbe avuto più senso. Invece l’arrivo dell’allenatore francese porta con sé ragioni e strategie che rispondono a logiche e a esigenze precise. Nessuno può ancora sapere se a torto o a ragione, ma la scelta di Garcia da parte di De Laurentiis non è affatto “casuale” e istintiva.
La storia di questo allenatore porta con sé qualcosa che a Napoli è accaduto con la stessa cadenza di quanto verificatosi dove Garcia ha conosciuto i suoi più importanti trionfi. Il Lilla ha un palmares di trofei nazionali più o meno equiparabile a quello del Napoli (un campionato in più e una supercoppa nazionale in meno), e Garcia è quello che col Lille nel 2011 ha vinto campionato e coppa nazionale francesi. Il nuovo mister del Napoli ha quindi dimostrato di saper vincere dove non si vince spesso e dove pochissimi hanno vinto.
I trascorsi europei di Garcia dicono di una semifinale di Champions League raggiunta col Lione, contro ogni pronostico, e di una finale di Europa League col Marsiglia, arresosi al più attrezzato Atletico Madrid. Stando ai numeri e quanto raggiunto, il curriculum europeo di Garcia è addirittura superiore a quello di Spalletti. Il paragone, ovviamente, è solo sui risultati maturati nelle rispettive carriere fino a questo momento. De Laurentiis è stato molto chiaro sul rendimento europeo del Napoli, annunciando la volontà da parte del club di voler ambire alla possibilità di migliorare i quarti di finale di Champions League della scorsa stagione.
Garcia, che sul piano economico è della dimensione di cui era Spalletti al suo arrivo a Napoli, potrebbe più facilmente assecondare la necessità del club di valorizzare alcuni profili sui quali il Napoli ha investito la scorsa stagione e che, invece, in un consolidamento della gestione Spalletti avrebbero potuto avere meno spazio. Non è un caso che un calciatore come Raspadori potrebbe essere impiegato maggiormente nella duttilità tattica del nuovo allenatore. Senza considerare che Garcia conosce molto bene Anguissa, giocatore che, secondo le dichiarazioni del mister, diventerebbe ancora più importante sul piano tattico negli equilibri della squadra. E il camerunense ha già ampiamente dimostrato quanto sia importante il suo valore sia in mezzo al campo che nello spogliatoio.
Garcia, inoltre, ha già allenato piazze difficili, calde ed esigenti. L’esperienza di Roma, un ambiente in parte simile a quello di Napoli (soprattutto per l’aspetto identitario), ne è la testimonianza. E i risultati del comportamento in campionato coi giallorossi sono stati positivi.
Garcia è anche la continuità tattica. La filosofia di gioco del francese ha diversi punti in comune con quella di Spalletti. Le sue squadre giocano un calcio offensivo che utilizza i trequartisti a ridosso della prima punta e che non disdegnano una flessibilità tattica che adopera i suoi principi sia col 4-3-3 che col 4-2-3-1 o il 4-3-1-2. Il gioco di Garcia sfrutta la spinta dei fluidificanti e le sovrapposizioni con i centrocampisti offensivi.
La mediana ha il suo punto di riferimento o in un vertice basso o in una coppia di centrocampisti a supporto del trequartista. La campagna acquisti deve ancora definire il nuovo organico del Napoli, ma alcuni uomini sembrano già pronti e ideali per i moduli di Garcia. Il mister del Napoli ha dichiarato di voler infondere nei suoi giocatori una “cultura tattica” utile a fornire alternative imprevedibili alla manovra e a non concedere punti di riferimento agli avversari. Garcia, inoltre, è un tecnico che chiede molto ai suoi calciatori anche in termini atletici. Un aspetto che in questo Napoli sembra applicabile, considerando i ritmi di cui sono capaci molti dei suoi calciatori, ma è anche un elemento che potrà essere analizzato solo in corso d’opera.