Quando un’asta del fantacalcio diventa la Coppa del nonno

  • 6 agosto 2017

STORIA DI UN’ASTA PARALLELA. MA PIÙ BELLA DELL’ORIGINALE

di Filippo Cirino

E anche quest’anno agosto sta volando via, i primi temporali prendono il posto delle giornate assolate e dei cieli sgombri, in sottofondo sembra di sentire i Righeira che cantano “L’estate sta finendo”. Le vacanze ormai sono agli sgoccioli, si profila un nuovo lungo autunno di fatiche, ma prima resta un’incombenza, una data che fa da spartiacque tra quello che è ancora gioco e cazzeggio e il momento in cui si comincia a fare sul serio: l’Asta del Fantacalcio!

Come ogni anno, ci si lascia a inizio estate con festeggiamenti, recriminazioni, sfottò, propositi di rivincita, dandosi appuntamento al giorno dell’Asta per incrociare di nuovo i tacchetti virtuali per la stagione in arrivo. Con i miei amici è tutto già predisposto da settimane, appena spuntano i calendari e le squadre di Serie A cominciano a prendere forma, si trova una casa disponibile e si prepara il necessario. Fondamentali gli approvvigionamenti di cibo, birra e sigarette, nonché un buon quantitativo di fogli e penne: siamo nell’era delle App e di internet, ma la carta è ancora fondamentale per i veri fantallenatori!

Quest’anno siamo bene o male i soliti, io, Fabio, Luca, Ernesto, Giuseppe, Mario, Davide… l’ottavo si troverà come al solito all’ultimo. Da un mese abbiamo allertato Mario, che con i suoi 200 metri quadri, ci offre una location ideale per la nostra mega-Asta. Siamo pronti ad una serata (che ovviamente si trasformerà in nottata) di fuoco. Passo le ultime ore a riguardare un calciomercato ancora molto fluido, ma negli ultimi anni ormai sappiamo che è così, quindi si spera come al solito nell’intuito, nel mercato di riparazione e soprattutto in una bella botta di culo, che nel Fantacalcio non guasta mai!

Dopo un giro di telefonate per sondare la disponibilità di tutti, fissiamo la data. Le giornate passano nell’attesa, i fogli Excel e le liste cartacee si riempiono di nomi, di idee strampalate, di 3-4-3 iperoffensivi che poi nessuno potrà davvero permettersi di comprare, ma se sognano i presidenti coi milioni veri, perché non dovremmo farlo noi che giochiamo coi fantamilioni?

Ormai ci siamo, è la vigilia dell’asta… carichissimi come al solito, le squadre dei nostri sogni sono già pronte per prendere forma, le tonnellate di appunti e di fantaformazioni avranno finalmente un senso. Sul gruppo Whatsapp del Fantacalcio c’è grande fermento, vuoi per scegliere la marca della birra, vuoi per le prime avvisaglie di sfottò; insomma, il clima giusto per preparare una serata di divertimento.

Poi arriva il messaggio di Mario. “Ragazzi, ci sarebbe un problemino….”

Le nostre aste non hanno molte certezze, ma una di queste è che l’asta si fa a casa di Mario. Dove la troviamo una villetta su due piani con tutti i comfort e lo spazio per ospitare 8 pazzi scatenati che si contendono a suon di fantamilioni l’ultimo panchinaro del Sassuolo?

Il panico comincia a serpeggiare, dover fare l’asta in un luogo angusto, magari dovendosi limitare negli orari o nel tono di voce, era improponibile. Peggio ancora doverla rinviare e trovare un’altra data che mettesse d’accordo tutti. Dopo attimi di angoscia, Mario spiega.

“Per la casa tutto ok, solo che i miei mi hanno chiesto un favore, per domani dovrei tenere da me il nonno… non ci sta più tanto con la testa e non può stare solo… magari si mette in una stanza e dorme, oppure starà 5 minuti a vedere il casino che facciamo… per voi è mica un problema?”

Ovviamente nessuno si è sognato di fare questioni, che problema può dare un vecchietto che guarda l’asta? Anzi abbiamo aggiunto alla lista della spesa un po’ di tabacco da pipa, sperando di fargli cosa gradita. Arriva il gran giorno, lo spiegamento di forze in campo è imponente. Sul tavolo si contano 8 PC, 6 tablet, due risme di carta, 20 penne, pile di appunti e carte sparse… cominciano a comparire le prime birre e i portacenere sono già mezzi pieni. E siamo appena all’inizio.

Prima di cominciare, quando siamo tutti attorno al tavolo, in attesa di Giorgio, l’ottavo partecipante recuperato in mattinata, Mario pensa bene di fare gli onori di casa e ci presenta suo nonno. Nonno Armando è un vecchietto arzillo, cammina poggiandosi ad un bastone nodoso, ogni tanto tira due boccate di pipa. Ovviamente il tempo di riferirgli i nostri nomi che li ha già belli che scordati. Osserva con curiosità i preparativi dell’asta, anzi inforca i suoi occhiali per leggere qualcuno dei fogli sul tavolo, poi si rivolge al nipote:

“O Mario, ma com’è che funziona sto gioco?”

Mario con grande pazienza gli spiega tutto e Armando sembra cogliere con interesse tutto quello che gli viene detto.

“Ah ho capito, si comprano i giocatori, poi si fa la squadra… ma voi, a 30 anni suonati, ancora dietro a sta roba… io alla vostra età…”

Mario lo interrompe perché tanto sa già che il discorso riguarderà il presunto passato da latin-lover dell’Armando:

“Si, nonno, ci divertiamo così… se vuoi rimanere a guardare per un po’…”

Il vecchietto annuisce, anzi comincia a spulciare gli appunti sul tavolo, e a noi va bene perché lo tiene impegnato. Ma il problema è che ancora manca l’ottavo. Squilla il telefono di Mario. La sua faccia è tutta un programma.

Giorgio non può venire, la fidanzata l’ha richiamato all’ordine con un perentorio “o me o il Fantacalcio”. E Giorgio ha fatto la scelta sbagliata, almeno per noi 7; invece Armando approva, aggiungendo espressioni abbastanza colorite per noi che rimaniamo lì a trastullarci con il fantamercato, invece ci dedicarci al gentil sesso. Siamo lì intorno al tavolo a cercare una soluzione, in 7 non si può giocare, tocca aggiungere turni di riposo, viene falsato tutto.

Armando sta lì ad ascoltare, stringe in mano il manico del suo bastone, poi spara la sua idea: “Gioco io!”.

Tutti e 7 ci giriamo verso di lui, a qualcuno cade anche la sigaretta dalla bocca, Ernesto manca poco che si strozzi con la birra. Parte una fragorosa risata, poi tutti guardiamo Mario, forse è il momento di mettere il vecchio a nanna. Mario non fa in tempo ad alzarsi che si ritrova la punta del bastone a dieci centimetri dal naso:

“Ma che vi credete, che non sono capace? Io di calcio ne capisco più di voi. E comincia a snocciolare la formazione dell’Italia campione del mondo dell’82, panchinari compresi”

Nessuno osa interromperlo, nella stanza la litania dei nomi è accompagnata da un rispettoso silenzio. Effettivamente il vecchio un po’ di calcio l’ha seguito, ma può fare un’asta del Fantacalcio 2017/2018? Noi continuiamo a guardarci smarriti, ma lui ha già preso posto al tavolo, appoggiato il bastone e comincia ad accendere la pipa. Sembra irremovibile, non abbiamo alternative, Mario gli si siede accanto per provare a limitare i danni. Armando ha già cominciato a scrivere dei nomi, sbircia le formazioni sul giornale, poi riflette e torna a scrivere. A un certo punto agita il foglio soddisfatto:

“Ok, io posso chiamare questi… allora… Montella e Inzaghi per l’attacco… poi Mihajlovic, Pecchia e Donadoni!”

Ci guardiamo cercando di non ridere, poi come al solito incarichiamo il nipote di dargli le spiegazioni del caso.

“Nonno, senti… mi sa che stai guardando la colonnina degli allenatori”.

Dopo un imbarazzante silenzio ci mostra il suo sorriso sdentato: “Ah, non giocano più?”

Probabilmente tutti abbiamo pensato che potrebbero giocare meglio di tanti calciatori di oggi, ma la triste realtà è che l’Armando non mastica calcio da qualche anno. Il tempo di dare una nuova scorsa alla lista e il suo volto s’illumina.

“Però questo lo conosco e gioca, c’è scritto qua, sta nella Fiorentina, stavolta non mi fregate… prendo Chiesa… bomber di razza, lui i gol li ha sempre fatti! Allora, non rilancia nessuno?”

Mario lo guarda sconsolato, ormai abbiamo capito che sarà una lunga nottata, dal frigo spuntano altre birre.

“Nonno, ecco… non so come dirtelo, ma questo sarebbe il figlio…”

Armando alza gli occhi al soffitto, fa due conti, riguarda i fogli, ma non si perde d’animo.

“Mannaggia, già gioca il figlio…. Vabbè, la razza è buona, come dice il proverbio.. buon sangue non mente… lo compro lo stesso!”

Visto che Armando ha la testa più dura del legno del suo bastone, non ci resta che procedere con l’asta e rilanciare per Chiesa jr. Ovviamente nessuno riesce a strapparglielo e lui si appunta trionfante il nome del primo acquisto.

“E con questo l’attacco è sistemato!”

A quel punto gli faccio notare che forse una punta è un po’ pochina, ma lui mi fulmina con lo sguardo:

“Giovanotto, non mi ricordo il tuo nome, ma ho visto fior di squadre vincere con una sola punta prima che tu nascessi! L’importante è la difesa, adesso mi compro un buon libero e poi vedrai come vi sistemo!”

Dopo una breve spiegazione del regolamento, Armando capisce che forse i suoi riferimenti tattici sono un po’ da svecchiare. Al suo successivo turno di chiamata, ha pronti dei nomi, ma esita e ci fissa.

“Ma questi Cassano e Pazzini, sono pure loro i figli di quelli che giocavano prima?”

Risate generali. Ormai Armando è il beniamino della nostra asta. Di quella serata ricorderemo le cantonate di quello che ormai era il nostro nonno “adottivo”. Ricorderemo la cifra spropositata che ha pagato per comprare quello che lui credeva fosse il figlio di Bruno Conti. Ricorderemo il suo goffo tentativo di scrivere la formazione sul PC, con quelle mani abituate per anni a coltivare la terra e troppo grosse per governare tasti così piccoli.

Ma soprattutto ricorderemo la grande lezione che per giocare e divertirsi non servono App e diavolerie elettroniche, bastano due pezzi di carta, una penna e tante persone che condividono una passione che supera le barriere del tempo e dell’età; quella passione che ci lega al mondo pallonaro e che ci porteremo appresso anche quando saremo noi a camminare appoggiandoci ad un bastone e ad essere presi in giro dai nostri nipoti perché vorremo comprare un allenatore per farlo giocare nella nostra fantasquadra.